GOVERNO CONTRO ISPESL ?

Manovra, la sicurezza dei lavoratori italiani esce dall’Europa   

L’accorpamento dell’ISPESL all’Inail previsto dalla manovra finanziaria approvata dal Consiglio dei Ministri segna un salto indietro di 30 anni e pone il nostro Paese ai margini dell’Europa in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. In nessun paese europeo le ragioni della crisi hanno portato allo scioglimento degli Enti di ricerca che si occupano di salute e sicurezza sul lavoro: INRS Francia, HSL Inghilterra, gli Enti tedeschi, che hanno competenze tematiche, e quelli nordeuropei vengono mantenuti se non rafforzati. Soltanto Austria, Grecia e Portogallo non hanno un istituto autonomo di ricerca sulla sicurezza del lavoro. L’inserimento dell’ISPESL nel novero degli “Enti inutili” e l’accorpamento con l’Inail trasferisce le professionalità presenti nell’Istituto in un Polo sicurezza lontano dai modelli organizzativi e gestionali europei che basano la salute dei lavoratori sulla ricerca e la cultura della prevenzione, piuttosto che su un approccio attuariale e assicurativo.

Ad oggi l’Agenzia Europea stima il costo per infortuni e malattie professionali pari tra il 2,6% e il 3,8% del PIL nell’UE.

L’esperienza appresa dalla chiusura dell’Istituto svedese, NIWL, nel 2005 mostra un peggioramento di tutti gli indicatori di infortuni e malattie professionali e la diminuzione della partecipazione e competitività nei progetti di ricerca europei, al punto che sono in corso proposte di ricostituzione dell’istituto.

In questi 30 anni di attività il personale dell’ISPESL insieme alla dirigenza ha saputo costruire delle competenze nell’ambito della tutela dei lavoratori riconosciute dagli Enti locali, dalle parti sociali e a livello internazionale. Ricordiamo che l’Istituto è centro di collaborazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, focal point dell’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro, fa parte delle principali reti internazionali di istituti omologhi, e  partecipa correntemente a progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea; un patrimonio di competenze, relazioni e capacità  che pongono al centro la cultura della prevenzione, con la consapevolezza che i costi sociali degli incidenti sul lavoro sono maggiori di quelli della prevenzione, e che andrebbe irrimediabilmente perduto.

Forte è la ricaduta di queste attività a livello nazionale; l’ISPESL dà supporto tecnico ad organismi nazionali e regionali e contribuisce al sistema informativo nazionale della prevenzione nei luoghi di lavoro come previsto dal Decreto 81/2008; dà assistenza ai Ministeri del Lavoro, della Salute e alle Regioni e Province autonome per l’elaborazione dei piani sanitari nazionali e regionali, contribuendo ad adeguarli alle linee guida europee.   La sicurezza dei lavoratori non può uscire dall’Europa.

   

ISPESL: l’Istituto non è un “ente inutile”, ma indispensabile per la sicurezza e la salute dei lavoratori italiani. Con il provvedimento del Governo si chiude l’unico Ente di ricerca del Paese.
   

In relazione alle notizie di stampa si apprende che l’Ispesl (Istituto Superiore per la prevenzione e la sicurezza del Lavoro), unico Ente di ricerca del nostro Paese con vastissime competenze nel settore della prevenzione e della sicurezza dei lavoratori, nell’ambito della manovra finanziaria varata dal Consiglio dei Ministri del 25 maggio, risulterebbe soppresso.
Rimaniamo stupiti dalle notizie della soppressione e della definizione di ente inutile per l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL).
L’etichetta, da alcuni attribuita, all’istituto di “Ente inutile” è offensiva per tutti i lavoratori, oltreché priva di fondamento.

L’Ispesl non solo non è ente inutile, ma nel silenzio del suo trentennale lavoro quotidiano, attraverso l’impegno e il sacrificio delle molteplici professionalità (ingegneri, medici, chimici, fisici, biologi, ecc) pur nella scarsità di mezzi, garantisce un apporto insostituibile di conoscenze, esperienze e formazione al sistema produttivo del nostro Paese nel delicato settore della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, fornendo un know how, patrimonio per l’Italia, apprezzato e riconosciuto non solo in ambito scientifico nazionale e internazionale ma da tutte le organizzazioni datoriali e sindacali.

Se è vero che gli infortuni mortali annui sono diminuiti da 1600 a 1200 (per parlare solo delle cosiddette morti bianche) ciò è ascrivibile anche a tutte le innumerevoli iniziative dell’Ispesl, messe in campo attraverso il suo personale.
L’Ente che soffre dall’anno 2000 una costante e vertiginosa riduzione di fondi, dimezzati nel corso di questi anni, da 110 a 58 milioni di euro, oltre ad un altrettanto drastica riduzione del personale per raggiunti limiti di età (senza possibilità di un fisiologico turn over, per il blocco delle assunzioni), non ha mai ridotto il proprio impegno per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori. Nonostante ciò l’Istituto si è costantemente adoperato nel corso di questi anni per avere mezzi e disponibilità per esercitare al meglio le proprie funzioni.

L’Istituto ha, infatti, accresciuto e ampliato tutti i possibili servizi che la legge gli consente di fare, riuscendo persino ad incrementare notevolmente le entrate proprie.
L’Istituto oggi è in grado di autofinanziarsi (35 milioni di euro) per più del 60 % dello stanziamento che perviene dallo Stato.
E’ questo lo si può considerare un “ente inutile”?
Chi si è impegnato e chi si impegna per conto del Governo e delle Autorità territoriali, per le aree di Taranto, Civitavecchia, Casale Monferrato, ovvero per i gravissimi problemi del terremoto a l’Aquila, in Abruzzo?
Chi è intervenuto per la sicurezza degli insediamenti a rischio di incidente rilevante o degli impianti energetici più complessi?

Chi ha fronteggiato le emergenze nazionali al fianco delle istituzioni territoriali e nazionali (incidente Monte Bianco, nave G. Montari, Gran Sasso, ThyssenKrupp, Camere iperbariche, ecc…)?
Riteniamo in conclusione che non solo l’Ispesl non sia “ente inutile”, ma che sia “utilissimo” per il nostro sistema produttivo che si finanzia per gran parte da solo.
A questo punto sarebbe utile sapere in quale logica e con quali procedure sia stata disposta la “soppressione” dell’Ispesl con lo “scioglimento” nell’Inail.
Aspettiamo una risposta.
Il personale dell’Ispesl ce la chiede. Ce lo chiedono anche i lavoratori e i familiari delle vittime sul lavoro.

26/05/2010

Per informazioni: Gian Pietro Fiore    Cell.3666756378    Tel. 06/97893402

 

 

 

 

 

 

 

 

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