L’italia nel mirino, quali anticorpi contro il terrore?

Riguardo la potenziale minaccia terroristica che dall’Europa sembra avvicinarsi all’Italia, in questi giorni si sono espressi sui giornali autorevoli commentatori  che, partendo da punti di vista diversi, sembrano voler arrivare a ipotesi risolutive nella gestione di questa fase delicata per il nostro paese scosso da ondate migratorie senza precedenti.

 Esamineremo brevemente tre articoli pubblicati negli ultimi due giorni da un docente ricercatore sociale come Mauro Magatti, da un giurista accademico e giudice emerito della Corte Costituzionale come Sabino Cassese e da uno studioso della Chiesa cattolica e del  dialogo interreligioso come Andrea Riccardi.

In questi interventi si possono individuare contraddizioni e incoerenze che ostacolano una sintesi ragionevolmente condivisibile.

Per sterilizzare il brodo di coltura dell’integralismo violento forse bisognerà investire molto, con l’aiuto delle stesse comunità musulmane, in un’opera tenace di de-radicalizzazione dei magrebini (Marocco, Algeria e Tunisia), soprattutto di quei giovanissimi cresciuti nelle casbe e nelle galere. Ma, nello stesso tempo, occorre individuare tutti quegli elementi che fanno germogliare e crescere nuovi “mostri kamikaze”: anzitutto il clima xenofobo e l’odio ad esso collegato. Le eventuali politiche di discriminazione e di esclusione, di sgomberi forzati senza alternative, potrebbero diventare elementi di cui si nutre il terrorismo in quanto generano altrettanto odio e risentimento aumentando la platea di potenziali radicalizzandi.

E’ vero ciò che scrive il prof.  Cassese sul ruolo delle comunità islamiche ma sbaglia Cassese a fare paragoni con il Regno Unito perché il Regno Unito ha adottato politiche nazionali di integrazione molto diverse dalle nostre e da quelle di Francia e Germania. In Francia vige la politica dell’assimilazione, ad esempio, e non le forme multiculturali di autogoverno del Regno unito. In Germania, come in Italia, non c’è il diritto alla cittadinanza per nascita (ius soli), anzi in Germania vige lo “Iussgomberi sanguinis”, ossia il diritto alla cittadinanza legata alla discendenza germanica. Quindi il dialogo interreligioso che auspica Cassese richiede una politica attiva di apertura che abbia come interlocutori privilegiati, alleati contro il terrorismo, proprio quei milioni di musulmani integrati nel territorio europeo.  Viceversa ogni politica e clima mediatico che addita l’intero mondo islamico come il pericolo da fronteggiare rende un grosso servizio al terrorismo.  Ed è per questo che l’intuizione di Papa Francesco e il suo messaggio sull’integrazione e sullo ius soli rivestono un carattere altamente politico perché indicano una strada di dialogo contro ogni frattura sociale basata sulle differenze etniche e religiose. Il Papa sembra aver capito, prima della politica, che per disarmare e depotenziare lo Stato islamico è cruciale una gestione delle ondate migratorie secondo il diritto internazionale puntando al rafforzamento della coesione sociale nella diversità.

Mauro Magatti, sociologo, economista e docente universitario, scrive su un quotidiano nazionale che “barbarie e civiltà si misurano da sempre in una lotta senza fine..” e “nei momenti di sbandamento che il peggio dell’umano tende a riemergere. E noi ci troviamo proprio in una fase di questo tipo: per citare Shakespeare, il tempo è fuori dai cardini (time is out of joint)”. Il cattedratico elenca i rischi di reazioni sbagliate al clima di paura derivato dalla minaccia terroristica, rischi provenienti dalle “spinte potenti all’imbarbarimento. Non più libertà, ma più controllo; non più scelta, ma più chiusura; non più tolleranza ma più violenza.”  

Esiste però, secondo Magatti, la speranza di una nuova sensibilità sociale e ambientale crescente che potrebbe riassorbire i molteplici focolai di tensione dai quali sprigiona tanto odio. Una sensibilità che andrebbe alimentata da innovazioni istituzionali profonde con un cambiamento culturale prima che politico, ad opera, secondo il sociologo,  di forze moderate o progressiste e di leader intelligenti. Perchè “delle due l’una: o accettiamo di incattivirci; o ci decidiamo a costruire modelli di convivenza capaci di non limitarsi al parlare il linguaggio dell’io”.

Sabino Cassese, luminare del diritto ed ex ministro della Funzione Pubblica, in un suo editoriale di prima pagina parte dalla premessa che gli attentati impauriscono i cittadini europei ma danneggiano pesantemente anche i cittadini immigrati musulmani perché cresce la diffidenza verso le comunità islamiche e aumenta la chiusura degli Stati verso i migranti facenti parte delle medesime comunità  che aspirano a stabilirsi sul territorio europeo.

Cassese ritiene che, pur tra le difficoltà di comunità islamiche nazionali frammentarie, divise anche da modi diversi, talora opposti, di leggere il Corano,  esse potrebbero fare di più per, in forme di autogoverno, per prevenire e impedire azioni terroristiche.

Il giurista cita come esempio il modello d’integrazione di altri paesi e in particolare nel Regno unito dove , attraverso forme di autogoverno “le comunità islamiche sono riuscite a guadagnare il riconoscimento di loro usi, pratiche, istituzioni, diritti” Insomma, conclude Cassese, “come è stato detto di recente da un autorevole rappresentante della cultura islamica, tocca ai musulmani essere protagonisti del rigetto della violenza.”

Sul tema è intervenuto sullo stesso quotidiano anche Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio ed ex Ministro per la Cooperazione internazionale,  che illustra nel suo articolo il pensiero di Papa Francesco scrivendo che il processo chiave è l’integrazione: “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare… Non sono una idonea soluzione le espulsione collettive e arbitrarie di migranti e rifugiati, soprattutto quando esse vengono eseguite verso paesi che non possono garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali”. Diritto alla nazionalità dalla nascita per i figli di migranti per favorire l’integrazione ed evitare la marginalizzazione e ghettizzazione dei lungoresidenti attraverso un’opera di regolarizzazione.

 

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Blogger autodidatta, Educatore Professionale con Laurea Magistrale in Management del Servizio Sociale a Indirizzo Formativo Europeo; Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Profilo corrente: Ata nella Scuola Pubblica. Inserito nelle Graduatorie d'Istituto 3a fascia per l'insegnamento di "Filosofia e Scienze Umane"

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