De Rita: “Non serve un riassetto dei poteri ma una classe dirigente capace”

Illustri relatori hanno preso la parola nell’incontro pubblico organizzato giovedì 24 novembre 2016 presso la sede del Censis di Roma: Walter Ricciardi, Presidente Istituto Superiore di Sanità, Maurizio Scassola, Vice Presidente Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria

Ketty Vaccaro, Responsabile Area Welfare e Salute del Censis, ha presentato la ricerca sull’evoluzione del rapporto degli italiani con la salute negli ultimi 50 anni.

Secondo questo studio, si riscontra un abbassamento generale della mortalità e morbilità nellaimg_20161124_125148 popolazione ma le aspettative di vita in italia variano con notevole differenza da regione a regione: chi nasce in Campania ha un’aspettativa più bassa di due anni e due mesi, rispetto al Trentino Alto Adige. Lo conferma nel suo intervento  Walter Ricciardi (ISS): “l’età media del sud Italia è come quella della Bulgaria mentre l’età media del nord italia è come quella della Svezia” e aggiunge: “Siamo il paese più vecchio del mondo. Negli anni 70 c’erano 2 bambini, 2 genitori, due nonni, oggi vediamo 1 bambino, 2 genitori, 4 nonni e 3 bisnonni.  Il bambino che nasce oggi non solo nasce disoccupato ma nasce come il bambino più indebitato del mondo”.

Lo studio del Censis ha evidenziato anche la forte riduzione del tempo di degenza in ospedale: Siimg_20161124_123503 trascorre meno tempo in ospedale: si è passati dai 26 giorni del 1961 agli 8 del 2012 con una ricaduta molto onerosa sulle famiglie attraverso tempo ed energie dedicati all’assistenza ai congiunti anziani e disabili e attraverso spese per badanti e assistenza domiciliare.
“La sanità privata da scelta è diventa necessità: “Se negli anni 80 – ha sottolineato Ketty Vaccaro – la visita privata era una questione di preferenza, in questi anni di crisi, gli italiani mettono mani al portafoglio perché le liste di attesa del pubblico sono troppo lunghe”.

La curva demografica è impressionante:  Nel 2015 si scende sotto la soglia dei 500mila nati, il numero più basso dall’Unità d’Italia (485.780) mentre il tasso di natalità, pari a 8 per 1000 abitanti, colloca il nostro paese all’ultimo posto della graduatoria europea.

Il Presidente di Farmindustria Scassola: “Oggi abbiamo 7mila farmaci in via di sperimentazione, frutto di una grande scoperta avvenuta nel 2003: il genoma. Si tratta di farmaci biotecnologici sintetizzati a partire da cellule viventi.  I farmaci che oggi sono arrivati sul mercato, come quello per l’epatite C, sono da considerarsi già vecchi perché la sperimentazione dura da almeno 10 anni” .  

img_20161124_124519Il problema sarà rappresentato dalla formazione e dalle competenze perché alla fine del percorso di sviluppo dei nuovi farmaci potrebbero non esserci sufficienti esperti in grado di valutarli prima dell’immissione in commercio, con tutti i rischi che ne potrebbero  conseguire.

Ma è stato l’intervento finale del Presidente del Censis Giuseppe De Rita a lanciare l’allarme sulla cesura del terzo millennio dopo 50 anni di studi e rapporti sociali, con riferimenti diretti alla situazione politica di oggi e, indirettamente, alla questione referendaria.

Secondo De Rita, sono due gli elementi emersi nella società italiana in questo mezzo secolo:

1) L’imborghesimento o “cetomedizzazione” ;

 2) L’alta soggettività;

Negli anni 50/60 e fino al 1995, dall’essere contadino e operaio si è arrivati gradualmente all'”imborghesimento”, proprio quella “piccola borghesia” citata da Pier Paolo Pasolini, qualcosa che permetteva ai cittadini di sentirsi “qualcuno”.  Ad esempio, anche prima della riforma sanitaria, c’era la cosiddetta “Mutua” che permetteva la garanzia di rapporto con il medico, mentre le medicine erano simbolo dell’essere “borghese”. “Il Sistema Sanitario oggi è ancora segnato dalla cultura borghese?”  -chiede De Rita- “No, la società non è più il ceto medio che ha caratterizzato gli ultimi 50 anni del millennio. Si è impoverito, molti pensionati anziani sono semipoveri e  sono arrivati milioni di immigrati”.

“L’altra caratteristica della società che abbiamo studiato in questi 50 anni è l’alta soggettività. Potremmo dire che è la società dell'”uno vale uno” (lo dice anche Grillo da altri punti di vista) ma nel in questo caso il senso è che ogni verità è contrastata da un’altra verità. Ed è il vero problema attuale perché quell'”uno vale uno” è segno di una società indistinta in cui ognuno provvede, da solo, alla sua salute. Ognuno pensa a sé e pensa con la sua testa.  Il cosiddetto “popolo del web”, come rivelano le statistiche dei motori di ricerca, pensa principalmente alla propria persona, alla dieta, alla propria salute.  Salute, quindi, gestita personalmente dal singolo, senza alcun tipo di controllo o mediazione. Pericolosa logica di una società indistinta”.

E non c’è via di mezzo, purtroppo, perchè l’alternativa alla società indistinta alla polverizzazione del singolo sembra di essere l’altra opzione della società che ha bisogno di un “patriarca”, della campagna di vaccinazioni, dell’obbligo prescrittivo e collettivo di stili di vita”.

“Sono due aspetti, dice De Rita, entrambi pericolosi. In mezzo non c’è più il ceto medio, non c’è più mediazione, non c’è prospettiva, non c’è futuro”

“Chi valuterà, ad esempio, i 7mila nuovi farmaci che arriveranno? Il singolo? Oppure un’Organizzazione ultracollettiva che ci dice cosa è bene e cosa è male? Usciamo da 50 anni in cui le cose avevano una loro logicità e serietà perché gli eventi erano collegati e comprensibili. E’ vero che l’alta soggettività è stata fondamentale per le libertà e lo sviluppo ma l’alta soggettività va gestita da classi dirigenti all’altezza e le classi dirigenti hanno perso la capacità di gestire la soggettività dei singoli.

Non saperla gestire significa essere prigionieri. Il consenso politico elettorale si insegue oggi assomigliando alla società e quindi ad una società “parolacciara” corrisponde una classe dirigente “parolacciara”.

Per superare questo declino, non serve distribuire poteri dallo Stato alle Regioni o viceversa, serve recuperare quella cultura, che si è persa, di responsabilità sociale delle classi dirigenti di questo paese”.

Domenico Ciardulli

(Copyleft, citando fonte e autore)

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Blogger autodidatta, Educatore Professionale con Laurea Magistrale in Management del Servizio Sociale a Indirizzo Formativo Europeo; Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Profilo corrente: Ata nella Scuola Pubblica. Inserito nelle Graduatorie d'Istituto 3a fascia per l'insegnamento di "Filosofia e Scienze Umane"

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