Ottavia: Isola ecologica e “sindrome di Nimby”

La sindrome di Nimby si è sviluppata all’estero, ma ora si è diffusa anche in Italia. La sigla NIMBY sta per “Not In My Back Yard”, nei fatti “Non vicino casa mia” ed è la base delle proteste.
Le popolazioni che hanno questo atteggiamento sono assolutamente contrarie all’installazione di qualsiasi impianto vicino al loro territorio, nel terrore che l’impianto possa, in qualche modo, avere un impatto negativo sull’ambiente e sulla vocazione turistica.
In alcuni contesti, la sindrome di Nimby ha portato a notevoli vantaggi per il territorio: le popolazioni hanno detto così “No” a impianti nucleari e inceneritori, accanto alle discariche a cielo aperto. Questo atteggiamento di chiusura, però, non è sempre positivo.
La sindrome di Nimby diventa un problema quando le popolazioni sono contrarie all’installazione di un impianto a energia pulita a fini “paesaggistici”. Significa che un paese potrebbe essere contro l’installazione di un impianto fotovoltaico, che porti energia pulita e rinnovabile per tutta la comunità, perché, per installare l’impianto, si dovrebbe fare a meno di un prato fiorito, ma inutilizzato.

Non è una novità che le proteste locali trovino una sponda preziosa nei partiti, piccoli o grandi che siano. Una connessione che sembra rafforzarsi ogni anno di più. “Emerge il ruolo di assoluta centralità della politica nell’alimentare e sostenere le contestazioni: movimenti partitici locali ed enti pubblici sono il motore del no” nel quale si è sottolineato come nel 45,6% dei casi censiti, dietro una protesta si nasconda una formazione politica a fomentare la collettività, anche ricorrendo ai social network, una delle armi preferite della sindrome nimby…. (Osservatorio Nimby forum/2016)

Nella nostra città la deliberazione comunale che prevede la costruzione di 32 isole ecologiche, disseminandole nel territorio cittadino, continua a dividere. Da una parte c’è chi ne rivendica l’utilità, dall’altra chi ne contesta l’ubicazione.

Un’isola ecologica, ecopiazzola, centro di raccolta, ecocentro o ricicleria (a seconda dei comuni) è un’area recintata e sorvegliata, attrezzata per la raccolta differenziata dei rifiuti, disponibile in molti comuni italiani. I cittadini, durante l’orario di apertura, possono portare anche rifiuti non smaltibili tramite il normale sistema di raccolta, tipo i rifiuti ingombranti o pericolosi. L’utilità principale è quindi quella di evitare lo smaltimento in discarica, per recuperare risorse e tutelare meglio l’ambiente .

Alternativa ai cassonetti
Per motivi ambientali, igienici e di decoro urbano, da parte delle amministrazioni più sensibili alle tematiche ambientali e rispettose delle normative CE si va sviluppando la tendenza all’eliminazione dei cassonetti stradali, procedendo invece alla raccolta dei rifiuti “porta a porta”. Questa scelta comporta la necessità di realizzare, nell’area comunale di competenza, delle piattaforme – le isole ecologiche appunto – in cui le persone possano smaltire quei rifiuti che non vengono raccolti a domicilio.
Vantaggi per l’utente
Oltre ai vantaggi ambientali, il conferimento dei rifiuti nelle ecopiazzole abbinato alla tecnologia, permetterebbe di premiare l’utente virtuoso con un risparmio economico. Alcune amministrazioni [1] [2] , a seconda del materiale conferito, prevedono la trasformazione in punti in base al peso dei rifiuti che i cittadini accumulano su una apposita scheda magnetica ovvero tramite il tesserino sanitario. Raggiunto un determinato punteggio si ottiene un buono detraibile dall’importo della [TARSU] ora [TARES].
Materiali conferiti
Le isole ecologiche sono progettate per il conferimento dei rifiuti urbani che per dimensione o tipologia non possono essere conferiti nei cassonetti standard per la raccolta differenziata o nella raccolta porta a porta. Ad esempio:

  • Rifiuti vegetali da giardinaggio;
  • Imballaggi voluminosi: cartoni, film plastici, polistirolo;
  • Legno (cassette per ortofrutta, bancali, mobili vecchi,…);
  • Rottami ferrosi;
  • Rifiuti ingombranti (materassi, arredi, divani,…);
  • Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (elettrodomestici, TV, PC, telefoni,…);
  • Pneumatici;
  • Pile e batterie di auto;
  • Farmaci scaduti;
  • Lampadine a risparmio energetico e tubi al neon;
  • Olio minerale esausto;
  • Olio alimentare esausto;
  • Rifiuti inerti (piccole quantità prodotte da ristrutturazioni domestiche);
  • Toner esausti;
  • Rifiuti urbani pericolosi come vernici, colle, solventi, pesticidi, acidi” (wikipedia)

pecorePurtroppo succede in altre parti d’Italia, è successo in varie zone della capitale e sta per succedere anche a Ottavia dove i residenti del megacondominio o meglio “supercondominio” di via dei Giardini di Boboli si stanno mobilitando, attraverso un legale, per manifestare obiezioni di natura archeologica, igienica e urbanistica alla scelta di quel sito per l’impianto ecologico di AMA.

Vediamo due precedenti di cronaca romana dai quali si potrebbe valutare se anche in questo caso possa prevalere la famosa sindrome: “fatela ovunque ma non vicino casa mia”

30 giugno 2016:  Un politico di opposizione: “Nel nostro Municipio Ama ha intenzione di realizzare tre isole ecologiche. Una si trova nell’ex campo nomadi di Tor de’ Cenci  ed è sicuramente una scelta indovinata, perchè si evita di abbandonare un’area oggi degradata. Poi ce ne sono altre due, dislocate in via Remondini e in via di Spregamore. Ma in questi ultimi due casi, la scelta è del tutto irrazionale”.

28 aprile 2015: “Via della Giustiniana in rivolta contro l’ipotesi del Municipio XV di porre all’altezza del civico 1020 un’isola ecologica con piazzola, parcheggio, stazione di servizio e sede Ama. Un’area – secondo il Comitato – non adatta ad ospitare una struttura del genere vista la vicinanza al Parco di Veio, alle abitazioni e le numerose problematiche legate alla viabilità.“

Speriamo prevalga il buon senso e l’equilibrio  tenga conto prioritariamente del “bene comune” senza calpestare i diritti  effettivi irrinunciabili di alcuno (distinguendo comunque tra “isola ecologica” e “compensazione del divino amore” con 2000 nuovi abitanti e milioni di metri cubi di nuovo cemento, come volevasi fare con il piano di zona)

About Domenico Ciardulli 146 Articles
Blogger autodidatta, laureato in Management del Servizio Sociale a indirizzo Formativo Europeo presso Università degli Studi di Roma Tre, Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani presso Università degli Studi "La Sapienza". Profilo corrente: Ata. Nelle graduatorie d'istituto: educatore professionale.

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