“Ecco il welfare dei prossimi anni” la ricerca del Censis

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In un aula gremita, hanno preso parte tra i relatori i rappresentanti del Forum ANIA-Consumatori, Giacomo Carbonari e Luigi di Falco, il presidente Codacons Gianluca Di  Ascenzo, e per il Censis Francesco Maietta e lo stesso Presidente De Rita.

Il paese sta uscendo dalla crisi che lo ha attanagliato da circa 10 anni ma non tutto tornerà come prima dal punto di vista del welfare. Una vera rivoluzione  del sistema di previdenza, dell’assistenza sociale e sanitaria coinvolgerà le famiglie italiane ma, prima di una risistemazione giuridica che tuteli effettivamente i diritti, passeranno come minimo altri 10 anni. Lo ha detto il Presidente del Censis Giuseppe De Rita nel suo intervento.

De Rita ha ricordato come nel 1967 era stato proprio il Censis a chiedere, attirandosi molte critiche, l’unità del sistema di previdenza che superasse quella proliferazione caotica di soggetti e mutue corporative del dopoguerra. Infatti è arrivato il Sistema Sanitario Nazionale come pilastro unico e pubblico del welfare.

Oggi si va in una direzione inversa attraverso la moltiplicazione di soggetti privati che, assieme agli enti pubblici, concorrono all’offerta di previdenza e assistenza sociale e sanitaria. Secondo De Rita tra gli aspetti positivi di questo cambiamento vi sarebbe la diversificazione delle risposte ai bisogni che potrebbe diventare più adeguata del passato proprio perché una pluralità di soggetti offre una gamma più ampia di servizi.

Il punto critico che ha toccato ma, a nostro avviso, non ha approfondito, il presidente De Rita è quello del rapporto pubblico/privato e degli equilibri che questo rapporto assumerà in futuro. Ma il presidente Censis si è soffermato sull’enorme quantità di cash detenuto tra carte prepagate, contanti “sotto il materasso” la cui destinazione finale rappresenta un preoccupante interrogativo.

welfareA nostro avviso la maggiore preoccupazione riguarda quali impianti di controllo saranno strutturati sulla qualità e quantità delle prestazioni, sul rispetto della legalità normativa e fiscale. Che caratteristiche assumeranno questi pilastri  privati di un sistema unico dopo i flussi enormi risorse.

Insomma cosa tutelerà i cittadini dal possibile aumento di degenerazioni clientelari, speculazioni e persino infiltrazioni criminali che sono avvenute storicamente nelle maglie del Terzo settore e nella Sanità privata?

Carbonari ha aperto l’incontro illustrando alcuni numeri e dati della ricerca: L’Italia è uno dei paesi più anziani del mondo. Non esisterebbe più un solo soggetto in grado di coprire i bisogni di un intero paese. Ormai il welfare del futuro vedrà un mix di soggetti pubblici, privati no profit e for profit, che si coordineranno tra loro.

Come arrivare ad un tale sistema che possa essere sostenibile per i cittadini?

Secondo Carbonari dovrebbero essere considerati 3 elementi risolutivi:

  1. Intelligibilità del sistema. Conoscenza ampia e diffusa di tutte le prestazioni che il sistema eroga. Cercare di eliminare ogni vuoto informativo che limita l’accesso ai servizi;
  2. Rendere efficiente la spesa delle famiglie italiane che nel momento della difficoltà, colpita dalla malattia o perdita di un componente, deve mettere mano alle proprie risorse. Eventi che generano disuguaglianze in base al reddito;
  3. Occuparsi dell’invecchiamento e della non autosufficienza. Le risposte delle istituzioni a queste problematiche socio-sanitarie sono attualmente buone per quanto riguarda la fase di acuzie ma scadono nel momento della continuità terapeutica. Si ricorre pertanto a palliativi come le badanti o si incrementa il lavoro di cura a carico delle donne costrette  ad assentarsi dal lavoro per assistere dei congiunti.

Ha preso la parola Francesco Maietta e illustrato la fotografia che emerge da una ricerca nella quale ci si è attenuti alle seguenti scelte di metodo:

Leggere i bisogni ascoltando il punto di vista delle famiglie e non un punto di vista calato dall’alto, tenere conto della qualità delle prestazioni ma anche della sostenibilità finanziaria, incastonare  i dati rilevati nella situazione sociale del paese, ascoltare i protagonisti del welfare nei luoghi e nei territori. In ultimo, tenendo conto che la ripresa economica si sta radicando, misurarsi con il volto attuale che tale ripresa ha. La forma della ripresa non ha lo stesso aspetto di prima della crisi. In questi dieci anni di crisi qualcosa è cambiato.

Cosa è cambiato? Cosa preoccupa di più le famiglie oggi? Insicurezza e incertezza diffuse dovute a:

Al primo posto c’è la malattia e la salute. Seguono la preoccupazione per la perdita del lavoro, la preoccupazione per la casa e gli eventi avversi, la non autosufficienza.

Un senso di insicurezza penetrata nella società che vede una riduzione dell’offerta di welfare pubblico tanto è vero che la spesa sanitaria pubblica si è ridotta del 4%. Persistono e in alcuni casi peggiorano le difficoltà di accesso ai servizi, l’allungamento delle liste di attesa per le prestazioni sanitarie, la riduzione dei flussi di finanziamento pubblico verso servizi e soggetti del terzo settore.

I cittadini intervistati sul loro punto di vista e atteggiamento riguardo l’assistenza socio-sanitaria hanno risposto per il 52% che si rivolgono alle strutture pubbliche per le prestazioni essenziali mentre pagano il privato per il resto. il 28% degli intervistati ha detto di fare affidamento solo sulle proprie risorse economiche per le prestazioni. Solo il 19% è convinto che il welfare pubblico offre ciò che serve ai cittadini.

212 miliardi si stima sia il contante cash cautelativo delle famiglie per fronteggiare le emergenze (De Rita ha parlato di un risparmio degli italiani che equivale a tutto il Pil dell’Ungheria o della Finlandia).

Si calcola una cifra di 33 miliardi per la spesa sanitaria privata da parte delle famiglie italiane. Un cittadino su tre acquista prestazioni di welfare in nero. L’offerta pubblica arretra e fatica. Gli indicatori di accesso stanno peggiorando e contemporaneamente cresce l’esposizione finanziaria diretta delle famiglie.

La speranza di raggiungere una maggiore compatibilità tra coesione sociale e sostenibilità finanziaria, secondo i rappresentanti di ANIA, si può realizzare incrementando le forme di previdenza integrativa e di assicurazione che già funzionano, applicando una fiscalità più giusta a tali forme di welfare da parte delle istituzioni statali.

Di seguito: la sintesi della ricerca ANIA Censis in formato pdf

About Domenico Ciardulli 181 Articles
Blogger autodidatta, Educatore Professionale con Laurea Magistrale in Management del Servizio Sociale a Indirizzo Formativo Europeo; Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Profilo corrente: Ata nella Scuola Pubblica. Inserito nelle Graduatorie d'Istituto 3a fascia per l'insegnamento di "Filosofia e Scienze Umane"

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