Ottavia e l’Anfiteatro del Gulliver incompiuto

Roma nord e l’immobilismo nella gestione delle opere pubbliche

Tutto il versante nord ovest di Roma risente di opere programmate ma mai realizzate: Bretella di via Cremolino, interramento degli elettrodotti, rotatoria di via Panizzi, collegamento Sperani Casorezzo, Trionfale Bis, Torrevecchia bis, Materna bis, bretellina via Vaccari scuola Besso, Scuola materna dietro la Pablo Neruda.

Anche questo anfiteatro dietro il Gulliver è un’opera incompiuta.

Abbiamo chiesto all’ex assessore ai lavori pubblici della giunta municipale precedente, Alessio Cecera di spiegarci la storia di questa opera:

Una storia molto complessa quella del centro commerciale (che innanzitutto non è un centro commerciale ma un condominio di negozi privati quindi senza gestione unitaria. L’ultima gestione unitaria del costruttore risale ai primi del 2000 con un cda e un direttore del centro (quando ero direttore della sala Bingo del secondo piano nel 2001 la proprietà era già in uscita). La vicenda è legata alla Convenzione commerciale adiacente al pdz 84 “lucchina”. La società Di Veroli realizzò la superficie commerciale in due step (ala nord e ala sud dove c’è il cinema). Ogni cubatura prevedeva degli standard (stabiliti dal DM 1444) urbanistici necessari per consentire l’apertura. Come spesso accade, gli standard furono realizzati poiché propedeutici all’apertura del centro mentre le opere a s computo degli oneri (ovvero quelle previste nella Convenzione integrativa urbanistica all’atto del rilascio del titolo a costruire) venivano fatti a completamento della struttura (questa norma fu modificata con il sindaco Marino che varò il nuovo schema di Convenzione urbanistica prevedendo la realizzazione delle opere contestualmente alla costruzione). Ritornando alle opere integrative a scomputo del Gulliver: le più importanti erano per l’appunto l’agorà rappresentato in foto quale spazio pubblico, due parcheggi interrati adiacenti ad uso pubblico e l’interramento del fosso della lucchina (che passava in via Luisa spagnoli, poi sotto il Gulliver ed infine riesce all’esterno di via Cesira fiori accanto alle giostre per continuare nella campagna ed immettersi a via linerolo nel fosso del santo Spirito). Mentre il fosso fu intubato (sigh) per esigenze costruttive, le prime due opere pubbliche furono abbozzate e mai consegnate per il fallimento intercorso della società costruttrice che lasciò tutto nelle mani dell’Autorità giudiziaria che interviene (come in tutte le le procedure fallimentari) in luogo delle amministrazioni pubbliche. Ciò perché le opere non furono ne ultimate ne collaudate pertanto non acquisite. La storia della gru e dei parcheggi (che denunciai e portai sui giornali anni fa) seguono lo stesso iter. Il comune ha avviato anni fa l’iter di escussione delle fideiussione del costruttore per ultimare i lavori incompiuti, ma l’iter è ancora impantanato nelle pastoie procedimentali. Quello che il comune può fare (e che l’amministrazione Raggi non ha fatto a differenza dell’amministrazione Marino che fu l’unica che smosse le carte per attenzionare al giudice fallimentare lo stato di degrado dell’area) è rilanciare un progetto di rigenerazione urbana sull’area esterna concordandone gli interventi possibili e minimi con chi detiene la custodia giudiziaria delle aree poste sotto sequestro.
Appena possibile, recupererò a disposizione dei cittadini, la documentazione audiovideo degli interventi su organi di stampa che abbiamo fatto in passato.”

Renza Ricci, cittadina attiva del quartiere ed ex consigliera municipale oltre un decennio fa, interviene durante l’intervista al consigliere Cecera aggiundendo quanto segue: “..complesso, come tutto in città. Però da risolvere. Quando l’attenzione politica è pressante, i nodi si sciolgono. Se le priorità sono altre e si lascia fare ai tempi della burocrazia allora non se ne esce. Ammesso che le opere pubbliche non furono completate da chi di dovere… cioè quegli imprenditori a cui fu concessa (da chi?) quell’area si comportarono come dei farabutti… bisognava intervenire per tempo.
Comunque, ai cittadini delle pastoie procedimentali importa il giusto.
L’ Amministrazione dovrebbe sottoporre al giudice fallimentare (che detiene in custodia giudiziaria l’area dove sarebbe dovuta nascere la nostra Agorà) lo stato in cui versa quell’area, pretendere una decisione urgente e non più rinviabile, rilanciare un progetto serio di rigenerazione urbana di quelle aree. Servono tanti soldi, da mettere in bilancio, perché – diciamocelo – ormai “quelli” non esistono più e tutti sappiamo che il giudice fallimentare ha fallito (scusate il calembour). Quell’area va restituita alla Città. Il Comune molli la presa, i soldi dagli “imprenditori” per finire i lavori non li avremo mai. Si trovi il modo di prendere quell’area in carico. Difficile, impossibile? Se riteniamo accettabile che in un Paese civile passino decenni per questioni burocratiche allora io mi arrendo.

Conclude e replica Alessio Cecera: In realtà va specificata meglio: fino al 2017 l’amministrazione aveva le mani legate (ma non per le volontà politiche o per i fondi) ma per mancanza di strumenti di intervento. Nel 2017 appunto la Regione ha approvato la legge 7/17 denominata di rigenerazione urbana che consente alle amministrazioni comunali alcune deroghe per riqualificare le aree come quelle. Questa è la maggior critica e responsabilità all’amministrazione Raggi. A differenza dei suoi predecessori ha oggi uno strumento rivoluzionario per poter intervenire in aree pubbliche come quelle e non lo utilizza per una sua opposizione ideologica allo strumento attuativo previsto dalla legge regionale. Ricordo infatti che dal 2017 nessun progetto di rigenerazione urbana è stato definito dalla Raggi a differenza degli altri comuni del Lazio (come Guidonia ad esempio) che ne hanno presentati di molto complessi e molto belli (come quello per il recupero dell’ex impianto di cementi). Quindi finalizzare gli interventi oggi si può (a differenza di prima) e non è stato fatto.

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Blogger autodidatta, Educatore Professionale con Laurea Magistrale in Management del Servizio Sociale a Indirizzo Formativo Europeo; Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Profilo corrente: Ata nella Scuola Pubblica. Inserito nelle Graduatorie d'Istituto 3a fascia per l'insegnamento di "Filosofia e Scienze Umane"

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