Nido degli orrori a Roma: il coraggio delle educatrici supplenti

Sono state educatrici supplenti ad informare i carabinieri della stazione San Pietro. Le telecamere imagesnascoste nell’asilo nido comunale, che si trova in zona Valle Aurelia, hanno rivelato scene da “pelle d’oca”. Violenze terribili su bambini di 2 anni. Scrive il Giudice Maddalena Cipriani: “quotidiane sofferenze morali e fisiche” “atti di disprezzo, noncuranza, umiliazione, non confacenti al proprio ruolo di educatrici”.

Sarebbe troppo facile per noi se adesso volessimo cavarcela “invocando la forca” per le maestre cattive. Troppo facile autoconvincerci che gli orrori dell’asilo nido di Valle Aurelia siano solo responsabilità di una o due maestre “fuori di testa”.

No, a mio avviso, dopo aver superato la reazione istintiva di pancia tipica del telespettatore che vede scene orribili a danno di bambini indifesi, occorre una riflessione più profonda. Se vogliamo pensare ad un futuro più luminoso senza questi orrori, chiediamoci, per favore, se non ci siano anche altre responsabilità oltre quelle personali individuali delle educatrici indagate.

Non dovrebbe essere compito di una buona amministrazione verificare periodicamente l’idoneità del personale ultrasessantenne che viene impiegato in servizi pubblici delicati come asili nido, scuole materne e ospedali?

-Mettiamo da parte il fatto che i nostri parlamentari, per decenni, abbiano trascurato di mettere ordine sulla formazione che riguarda i profili professionali socio-educativi come prescrive la legge quadro del 2000 di riforma dei servizi sociali (E diciamo pure che il disegno di legge attuale sugli educatori, a firma Iori e Binetti, non fa sperare nulla di buono).

-Mettiamo pure da parte la grottesca riforma dei pensionamenti fatta dal Governo Monti-Fornero che ha inchiodato persone anziane su lavori delicati (infermieri, maestre, trasportatori ecc ) e persino sulle alte impalcature dei cantieri edili.

Detto questo, è evidente che la terribile vicenda dell’asilo nido di Valle Aurelia richiama responsabilità collettive che sono del Comune, del Municipio, di tutte quelle educatrici che hanno fatto finta di nulla e, per finire, credo che le responsabilità siano paradossalmente, anche degli stessi genitori. E Spieghiamo perché.

Guardiamole le cronache degli anni passati: quelle di Rignano Flaminio oppure leggiamo quanto hanno detto ai giornali, subito dopo l’arresto delle maestre, alcuni genitori utenti dell’asilo lager “cip ciop” di Pistoia. Ricordo un papà che ha dichiarato più o meno questo: “se a casa mio figlio si comporta male basta che gli dico che il giorno dopo non lo porto all’asilo (cip-ciop ndr) e lui subito smette, quindi non posso credere a quello che raccontano delle maestre”.

Noi genitori che lavoriamo, spesso abbiamo accompagnato, o accompagniamo ancora, i nostri bimbi piccoli in un asilo nido, che non è sempre e non è una casa di vetro per come viene  a volte gestito. La difficoltà a conoscere la qualità del servizio e di sapere cosa accade all’interno dell’asilo ci può scatenare ansie incompatibili con il grande stress quotidiano del lavoro e delle incombenze familiari. Allora, può accadere che alcuni genitori mettano in atto un sistema di compensazione e si barrichino dietro una supervalutazione irrazionale del nido e dietro quel velato rapporto di soggezione seduttiva con le maestre le quali “tengono in pugno le nostre creature”.

Come se ne esce da questa situazione di stallo per la quale solo una telecamera nascosta dei carabinieri ci fa si riaccendere il cervello, ma per indurci purtroppo subito dopo all’isteria collettiva, alla voglia di massacrare di botte due maestre psicologicamente disturbate? Dimentichiamo cosa che per anni, forse, quelle maestre hanno potuto fare del male grazie alla mancanza di un vero controllo delle istituzioni pubbliche e grazie alla mancanza di una rappresentanza attiva dei genitori-utenti, come dovrebbe avvenire in tutte le strutture di assistenza alla persona.

Il male, a mio avviso, contagia e interroga anche le nostre coscienze di genitori quando preferiamo delegare totalmente ad altri la cura, l’istruzione e l’educazione dei nostri figli senza voler impegnare un briciolo del proprio tempo nella partecipazione alle riunioni, ai comitati di gestione del nido, alle consulte di quartiere, ai consigli di scuola e di circolo, ai consigli d’istituto e di classe.

Ogni tanto emergono storie assurde come quella dell’asilo di Rignano Flaminio, come quella della maestra di sostegno che con le forbici ha ferito la lingua di un bambino, come quella dell’assistente domiciliare di cooperativa sociale che “educava sessualmente” il minore preso in carico, come quella del bambino disabile annegato nell’estate di alcuni anni fa nel lago di Martignano per incuria di un’altra cooperativa sociale che avrebbe dovuto assisterlo, e come questa più recente in un municipio di Roma nord.

Le amministrazioni pubbliche hanno per prime le loro grosse responsabilità di omessa vigilanza su servizi alla persona pubblici, o esternalizzati o  autorizzati, senza i dovuti controlli sul personale impiegato, sulle loro qualifiche e sull’effettiva applicazione dei regolamenti di accreditamento, sanitari e di gestione. Amministrazioni, a volte comunali o sanitarie o scolastiche sostanzialmente “distratte” (?).

Ma la ricaduta in termini sociali si amplifica quando noi cittadini e genitori, anzichè svolgere il ruolo critico e costruttivo di cogestione e compartecipazione ad un servizio di utilità pubblica, preferiamo rimanere piú comodamente nel ruolo passivo e obbediente di “utenti beneficiati”.

Questi orrori si ripeteranno se noi continueremo a deresponsabilizzarci restando massa informe capace di foderarsi gli occhi col prosciutto e di imbracciare i forconi telecomandati dagli schermi televisivi.

La mia proposta di genitore, che molti anni fa ha deciso di impegnarsi in prima persona entrando negli organi di gestione dell’asilo nido, nei consigli di scuola dell’infanzia, di circolo didattico e nei comitati di quartiere, è quella ovvia rivolta a tutti: Non servirebbero telecamere a danno compiuto se ognuno desse quel poco tempo che può mettere a disposizione per sostenere il processo educativo e di crescita dei propri figli e la qualità della vita del proprio territorio. Controllo sociale attraverso le commissioni mensa, gli organi collegiali e di rappresentanza dei genitori. Tentiamo almeno di assumerci la responsabilità piena di essere cittadini attivi di questo paese che intendono partecipare al governo della cosa pubblica, non da sudditi, ma da padroni di casa.

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Blogger autodidatta, Educatore Professionale con Laurea Magistrale in Management del Servizio Sociale a Indirizzo Formativo Europeo; Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Profilo corrente: Ata nella Scuola Pubblica. Inserito nelle Graduatorie d'Istituto 3a fascia per l'insegnamento di "Filosofia e Scienze Umane"

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