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	<title>Diritti dei cittadini Archivi - Portale dei Diritti e del Lavoro Sociale</title>
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	<description>Cittadini attivi  e protagonismo civico</description>
	<lastBuildDate>Sat, 27 Jun 2026 13:35:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Quel bravo oculista dell&#8217;Ospedale                         San Giovanni Addolorata di Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 13:31:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Roma e le sue periferie]]></category>
		<category><![CDATA[Addolorata]]></category>
		<category><![CDATA[Britannico]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia vitreo retinica]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Baccini]]></category>
		<category><![CDATA[Oculista]]></category>
		<category><![CDATA[Ospedale San Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si tratta di fare un importante intervento chirurgico agli occhi (e non parliamo di cataratta o miopia) le resistenze e le ansie sono molte <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/un-bravo-oculista-del-san-giovanni-di-roma/" title="Quel bravo oculista dell&#8217;Ospedale                         San Giovanni Addolorata di Roma">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-left">Quando si tratta di fare un importante intervento chirurgico agli occhi (e non parliamo di cataratta o miopia) le resistenze e le ansie sono molte perché l&#8217;occhio è un organo delicatissimo molto vicino al cervello.</p>



<p class="has-text-align-left">Allora ci si chiede: mi metto nelle mani di un privato oppure mi affido alla sanità pubblica?</p>



<p class="has-text-align-left">E&#8217; certamente forte la tentazione di pagare migliaia di euro per scavalcare liste di attesa e avere una sala operatoria tutta dedicata.</p>



<p class="has-text-align-left">Si valuta così la possibilità di rivolgersi in privato agli oculisti della Fondazione Bietti nell&#8217;ospedale Britannico, oppure dell&#8217;Oftalmico o del San Carlo di Nancy, oppure si pensa di emigrare verso centri specializzati di Modena o di Firenze.</p>



<p class="has-text-align-left">C&#8217;è invece chi decide di fare un bel respiro e, a mente calma, rivalutare la Sanità Pubblica e orientarsi verso il percorso usuale delle prenotazioni presso il CUP regionale:  visita oculistica, esame strumentale, visita chirurgica e inserimento nella lista di attesa.</p>



<p class="has-text-align-left">E allora succede che può capitare l&#8217;ospedale San Giovanni Addolorata dove si parcheggia gratis, non c&#8217;è il problema di onerosi parcheggi a pagamento come al San Filippo Neri, al Policlinico Gemelli, al San Carlo di Nancy. </p>



<p class="has-text-align-left">E Succede anche di incontrare un professionista eccellente e serio il quale, ogni giorno, nell&#8217;ambulatorio di chirurgia vitreo-retinica dell&#8217;Ospedale visita decine di pazienti affrontando con grande dedizione professionale la fatica e la difficoltà di patologie complesse e gli impegni nella sala operatoria al piano di sotto.</p>



<p class="has-text-align-left">Un medico intorno ai 50 anni o poco più, di poche parole ma che punta dritto alla soluzione del problema.</p>



<p class="has-text-align-left">Insomma forse non si trova nell&#8217;album degli oculisti &#8220;famosi&#8221; o &#8220;luminari&#8221; ma è certamente una gemma preziosa della Sanità Pubblica.</p>



<p class="has-text-align-left">Il suo nome è <strong>Francesco Baccini</strong>. Specialista in Oculistica e Chirurgia oculare dal 2004, lavora presso l&#8217;Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata di Roma, come dirigente medico, nell&#8217;Unità Dipartimentale di Chirurgia Vitreo-retinica.  Si occupa di patologie del segmento posteriore dell&#8217;occhio, ed in particolare di maculopatie, glaucoma, distacco di retina, pucker maculare e foro maculare, utilizzando i più recenti strumenti diagnostici e terapeutici. </p>



<p class="has-text-align-left">Esegue interventi di chirurgia maculare con tecnica mini-invasiva, nonché interventi di cataratta, chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri per la correzione della miopia ed iniezioni intravitreali per il trattamento della maculopatia. </p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Quest&#8217;uomo mite merita la gratitudine dei cittadini per il modo come offre il suo servizio nella Sanità Pubblica del nostro paese incarnando i valori etici e morali sanciti dalla Carta Costituzionale.</strong></p>
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		<title>La scomparsa di Corrado Stillo, cittadino attivo di Montemario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Nov 2021 15:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[docente]]></category>
		<category><![CDATA[dossetti]]></category>
		<category><![CDATA[Fermi]]></category>
		<category><![CDATA[malati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri notte se ne è andato prematuramente lasciando una grande tristezza in tutti coloro che lo hanno conosciuto. Negli anni 90 questo grande uomo, come <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/la-scomparsa-di-corrado-stillo-cittadino-attivo-di-montemario/" title="La scomparsa di Corrado Stillo, cittadino attivo di Montemario">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ieri notte se ne è andato prematuramente lasciando una grande tristezza in tutti coloro che lo hanno conosciuto.</p>



<p>Negli anni 90 questo grande uomo, come esponente del Tribunale dei Diritti del Malato,  visitava gli anziani delle case di riposo del Comune di Roma a Talenti, a Pineta Sacchetti e alla Giustiniana e raccoglieva i bisogni e sfoghi degli ospiti facendosi portavoce presso il Comune delle loro rivendicazioni. </p>



<p>A volte gli anziani si lamentavano dei riscaldamenti che non funzionavano o della qualità del cibo somministrato nella mensa o del servizio medico infermieristico e Corrado riusciva a interloquire con le alte sfere del Dipartimento comunale contribuendo a risolvere le varie problematiche.</p>



<p>Un&#8217;attività che poi Corrado ha intensificato negli ospedali e nel carcere di Rebibbia quando, a fine anni 90, è diventato Segretario regionale di Cittadinanza Attiva Tribunale Diritti del malato. </p>



<p>Tra le battaglie infinite, fatte come volontario, in difesa dei cittadini più deboli, si inserisce anche la sua esperienza a Macerata dove, a seguito di un concorso, nel 2005, è stato nominato difensore civico cittadino. </p>



<p>Rientrato a Roma ha animato l&#8217;associazione &#8220;Dossetti&#8221; di Montemario divenendo Responsabile dell&#8217;Osservatorio per la Tutela e lo Sviluppo dei Diritti.</p>



<p>Ha seguito tantissimi casi di persone vittime della malasanità e della malaburocrazia. </p>



<p>Negli ultimi 7 anni di attività lavorativa ha insegnato presso l&#8217;istituto Fermi di Montemario dove si è impegnato, sia nel Consiglio d&#8217;Istituto, sia nella tutela sindacale dei lavoratori della scuola come RSU.</p>



<p>Un docente stimato e apprezzato dai suoi studenti e dai colleghi e colleghe.</p>



<p>Sapeva essere amico fraterno di tutte le persone malate e indigenti che si rivolgevano a lui o che incontrava nel suo percorso e ad essi non negava mai il suo aiuto e disponibilità.  </p>



<p>Aveva accumulato tante competenze e conoscenze nel campo dell&#8217;etica e dei diritti del malato e ha partecipato come relatore a numerosi convegni istituzionali, in special modo sul tema delle Malattie rare. </p>



<p class="has-text-align-left">E&#8217; stato un fratello con cui abbiamo condiviso con entusiasmo e passione esperienze di lotta e impegno civico.</p>



<p>A sua moglie e alle sue figlie mando un grande abbraccio </p>



<p>Ciao Corrado a te mando questa bella poesia di Ugo Foscolo:</p>



<p>&#8220;<em><strong>Un dì, s&#8217;io non andrò sempre fuggendo&nbsp;di gente in gente, me vedrai seduto&nbsp;su la tua pietra, o fratel mio, gemendo&nbsp;il fior de&#8217; tuoi gentil anni caduto.&nbsp;La Madre or sol suo dì tardo traendo&nbsp;parla di me col tuo cenere muto,&nbsp;ma io deluse a voi le palme tendo&nbsp;e sol da lunge i miei tetti saluto.&nbsp;Sento gli avversi numi, e le secrete&nbsp;cure che al viver tuo furon tempesta,&nbsp;e prego anch&#8217;io nel tuo porto quiete.&nbsp;Questo di tanta speme oggi mi resta!&nbsp;Straniere genti, almen le ossa rendete&nbsp;allora al petto della madre mesta.&nbsp;</strong></em>&#8220;</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Servizi online di NoiPA, &#8220;una camminata nel deserto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jul 2018 14:07:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[iban]]></category>
		<category><![CDATA[maestra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Ilaria Dell&#8217;arcobaleno* Siete dipendenti pubblici? State cambiando conto corrente e dovete comunicarlo a NoiPA? Tenetevi forte allora, perché la procedura è al limite del <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/noipa-iban-2374-2/" title="Servizi online di NoiPA, &#8220;una camminata nel deserto&#8221;">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>di <em>Ilaria Dell&#8217;arcobaleno</em>*</strong></p>
<p align="justify">Siete dipendenti pubblici? State cambiando conto corrente e dovete comunicarlo a NoiPA?<br />
Tenetevi forte allora, perché la procedura è al limite del grottesco!</p>
<p>Io mi sono trovata esattamente in questa situazione: dovevo comunicare il mio nuovo IBAN a NoiPA e così ho chiamato il numero verde (06476111 da cellulare/800991900 da fisso): ingenuamente, pensavo che bastasse parlare con l’operatrice al telefono, in fondo che sarà mai? Devono solo scrivere il mio IBAN a computer, no?<br />
Non sia mai! Vuoi mica che il Ministero delle Finanze offra un servizio così semplice, lineare, accessibile anche ai meno esperti?<br />
Bene, l’operatrice al telefono inizia a parlare a macchinetta mentre io, dall’altra parte della cornetta, inizio a prendere appunti manco fossi una dattilografa esperta. Non vi risparmio la procedura indicatami soltanto perché potrebbe esservi di aiuto, semmai qualcuno si trovasse nella mia stessa situazione.<br />
In buona sostanza:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">Fare la login sul sito di NoiPA</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Accedere all’area Self Service</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Scegliere “Modalità di riscossione”</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Se esce il divieto di accesso alla spunta “Modalità di riscossione” (cosa che credo accada il 99,9% dei casi), andare in alto a destra, accanto al proprio nome e cognome, cliccare sulla freccina e scegliere “Modifica dati personali”. Lasciare tutto com’è e riscrivere il proprio numero di cellulare. Per andare avanti verrà richiesto un PIN…</p>
</li>
</ul>
<p align="justify">Ecco, il famigerato PIN richiesto per andare avanti… Io ovviamente non ce l’avevo.<br />
Quindi richiamo il call center, chiedo all’operatrice come fare ed ecco la nuova procedura:</p>
<ul>
<li>
<p align="justify">Login su NoiPA</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Accedere all’area Assistenza</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Compilare tutti i campi richiesti per i dati anagrafici, poi quelli relativi alla problematica da segnalare, scrivendo nell’apposito spazio “Si richiede Reset Pin”.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">Si dà la conferma e si riceve una email in cui è presente un link: cliccarlo per dare ulteriore conferma.</p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-2376" src="http://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2018/07/noipa-orologio2a-550x300-300x164.jpg" alt="noipa-orologio2a-550x300" width="300" height="164" />Se fin qui siete sopravvissuti, è necessario attendere un giorno al massimo ed ecco che, magicamente, arriverà una email con questo benedetto PIN.<br />
Bene, a questo punto avremo quasi finito, no?<br />
No, appunto: ora dobbiamo rifare da capo la procedura iniziale, passando dal Self Service di NoiPA. Dovremo riscrivere il nostro numero di cellulare (ora che abbiamo il PIN possiamo farlo, roba da non credere eh?) e fare una chiamata di sicurezza ad un numero che compare durante la procedura. Ma attenzione… La chiamata va fatta tassativamente entro 2 minuti, altrimenti bisogna ricominciare da capo…<br />
Bene, dopo tutti questi semplicissimi passaggi si arriva finalmente ad una pagina, tipo oasi dopo un’interminabile camminata in un infinito deserto aridissimo, in cui inseriremo il nostro nuovo IBAN.</p>
<p>Io ci ho messo in tutto 2 giorni, ho sviluppato un livello di pazienza inverosimile e ho scoperto doti informatiche che non immaginavo neppure di avere però sì… Ce l’ho fatta!<br />
Ora: sarebbe davvero carino se NoiPA ed il MEF semplificassero giusto un pochino questo genere di procedure. Internet dovrebbe agevolare e velocizzare le pratiche, non ostacolarle e prolungarle in questo modo. Va bene mettere in sicurezza l’accesso a determinati dati personali ma santo cielo… Quando è troppo è troppo!<br />
Spero solo di non dover cambiare mai più IBAN e se voi intendete farlo, beh… Armatevi di santissima pazienza!</p>
<p align="justify"><strong><em>*Maestra scuola primaria Torino, </em></strong><br />
<em>co-amministratrice del gruppo fb &#8220;Personale della Scuola per la Qualità e Dignità del Lavoro&#8221; che conta quasi 10mila iscritti</em></p>
<p align="justify">
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			</item>
		<item>
		<title>Aggregazioni della società civile nell&#8217;era del populismo digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 May 2018 17:13:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luoghi d&#8217;incontro sempre più rari, gli assetti urbanistici delle periferie sempre più caratterizzati da &#8220;non luoghi&#8221; dove proliferano in prevalenza nuovi centri commerciali e ristoranti, <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/terzo-settore-coop-2252-2/" title="Aggregazioni della società civile nell&#8217;era del populismo digitale">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Luoghi d&#8217;incontro sempre più rari, gli assetti urbanistici delle periferie sempre più caratterizzati da &#8220;non luoghi&#8221; dove proliferano in prevalenza nuovi centri commerciali e ristoranti, mentre chiude qualche cinema, muore ogni tanto un&#8217;edicola o una libreria e si aprono piazze cibernetiche con chat e gruppi virtuali variegati.</p>
<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-2254" src="http://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2018/05/filospinato-300x257.jpg" alt="filospinato" width="300" height="257" srcset="https://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2018/05/filospinato-300x257.jpg 300w, https://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2018/05/filospinato-768x657.jpg 768w, https://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2018/05/filospinato-1024x876.jpg 1024w, https://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2018/05/filospinato.jpg 1169w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />In questa metamorfosi del terzo millennio il Terzo Settore perde pezzi nel senso che, mentre resiste bene quello che fornisce servizi e impiega centinaia di migliaia di persone con fatturati macroscopici (compreso quello, per intenderci, che nella capitale è stato investito da processi e inchieste), tende ad assottigliarsi quello spontaneo di prossimità fatto di comitati, associazioni culturali, aggregazioni di quartiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene meno il vero associazionismo senza finalità di lucro e per il bene comune,  quello che dovrebbe fondarsi sulla parola che Giorgio Gaber ha abbinato alla libertà, e cioè la partecipazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo scopo di approfondire il tema guardando indietro nel tempo, vogliamo riproporre di seguito un articolo scritto il 18 marzo 2008 che fotografava, dal punto di vista di chi scrive, la situazione della cooperazione e dell&#8217;associazionismo:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Nè Stato, nè Mercato. Da questa aspirazione di essere &#8220;altro&#8221; è nato il termine &#8220;terzo settore&#8221; inteso come la società civile che si organizza, che interviene, interferisce nel ciclo funzionale, organizzativo e produttivo di un paese. Governance, sussidiarietà, coprogettazione, stakeholders: su termini come questi si è costruita l&#8217;impostazione teorica fondante dello spazio cosiddetto &#8220;civico&#8221;.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La sempre più invadente presenza del mercato, come tendenza di un processo globale, ha progressivamente trasformato gli equilibri e i rapporti di forza tra le tre componenti, determinando una soggezione del &#8220;terzo settore&#8221; alle leggi del mercato e all&#8217;influenza che il mercato stesso esercita sulla classe dirigente teoricamente scelta dai cittadini attraverso il voto.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il privato sociale, come associazioni onlus, cooperative e enti morali, sono la componente imprenditrice del terzo settore che oggi vive in gran parte di commesse pubbliche e convenzioni finendo in molti casi nel ruolo di appendice della pubblica amministrazione o di personaggi politici in carica nelle pubbliche amministrazioni. Categoria altra sono le associazioni di tutela dei cittadini. Tra di esse vi sono molte organizzazioni istituzionalizzate, alcune fanno parte del Cnuc presso il ministero delle attività produttive e ricevono finanziamenti e rimborsi, altre fanno parte di consulte tematiche. </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Fuori da questo giro paraistituzionale vi sono centri sociali, associazioni e comitati di quartiere autorganizzati, non sempre registrati e dotati di uno statuto o di una sede ufficiale propria.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La &#8220;mission&#8221; del terzo settore nel campo dell&#8217;imprenditoria sociale è abbastanza snaturata dalle esigenze di assicurarsi una fetta di commesse pubbliche, di entrare negli albi di accreditamento, di far quadrare gli esercizi di bilancio e far fronte alle responsabilità economiche nei confronti di creditori e committenti. Accade in questo settore che, nell&#8217;ansia di assicurarsi posizioni solide, si trascurino proprio gli elementi fondanti del terzo settore che sono la solidarietà, la centralità della persona, le relazioni e la qualità della vita.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Nascono così storie di sfruttamento dove soci lavoratori di cooperative sociali e associazioni Onlus che lavorano a contatto con persone svantaggiate diventano anch&#8217;essi svantaggiati, in quanto sfruttati e senza tutele, e finiscono per entrare in quella categoria di &#8220;netturbini del malessere&#8221;, incaricati di &#8220;smaltire&#8221; a basso costo la parte improduttiva e &#8220;malata&#8221; della società.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>L&#8217;elemento economico dell&#8217;impegno civico ha inquinato a 360 gradi se è vero che vi sono anche associazioni di tutela dei consumatori che ricevono finanziamenti da aziende, enti, industrie farmaceutiche. In merito, vi è una certa conflittualità tra alcune associazioni che si fanno la guerra a colpi di ricorsi al TAR.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In un orizzonte più trasparente si posizionano i centri sociali e i comitati di quartiere. I primi nati da una spontanea esigenza di socializzazione, di libera espressione della creatività, di rottura degli schemi attraverso la riappropriazione del proprio vivere quotidiano, della libera circolazione dei saperi, dell&#8217;autotutela e mutuo aiuto di fronte alla precarizzazione lavorativa, al controllo sociale dei produttori di merci e alla mortificazione del diritto alla casa.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>I comitati di quartiere, quale aggregazione civica di prossimità, svolgono anch&#8217;essi un ruolo chiave di tutela degli interessi generali e dei beni comuni di un territorio. Su questo fronte la panoramica romana è abbastanza variegata: in alcune zone i comitati di quartiere si mantengono vitali e attivi, hanno anticorpi contro l&#8217;imbrigliamento nel meccanismo elettorale, sanno acquistare visibilità e adesioni attraverso la porta aperta e un benefico turn over di componenti e leader. Riescono non di rado a contrapporsi alle scelte politiche del Campidoglio costringendo gli assessori a modificarle e a contrattare.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In altre zone, purtroppo, vi sono anche comitati di quartiere che stagnano in piccoli centri di potere sottocastali, a regia politica municipale. Godono o aspirano a patrocini, a volte editano giornaletti locali sponsorizzati da commercianti di zona e, al momento delle elezioni, organizzano il voto dell&#8217;area di influenza in direzione di un loro politico &#8220;protettore&#8221; o, dove possono, direttamente di un loro esponente, possibilmente inserito nella lista civica del sindaco favorito. Questo modello di comitato di quartiere dalla visione spicciola (campo di bocce, centro ricreativo, cassonetti&#8230;) è quello tipicamente organizzato a comunicazione verticale, con un &#8220;gruppo dirigente&#8221; chiuso che rimane in sella per anni e detiene e filtra le informazioni al pubblico di riferimento, manipola il consenso dei cittadini ad uso e consumo di politici o di circoli di partito. Le componenti prevalenti di questo tipo di comitato sono i ceti medi, impiegati pubblici con anzianità di servizio, liberi professionisti e pensionati statali. Accade, non di rado, che comitati così organizzati arrivino nel tempo alla spontanea trasformazione in centri anziani mantenendo lo stesso consiglio direttivo.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>E&#8217; dall&#8217;analisi di questa realtà civica mista che, a mio avviso, occorre partire per costruire un fronte di resistenza al declino e degrado politico e sociale nel quale rischiamo di sprofondare. Puntare sulla riorganizzazione di questo tessuto civico per tutelare la qualità della vita e le prospettive future delle giovani generazioni. Intrecciare legami tra centri sociali e comitati di quartiere al di fuori della sfera e dell&#8217;influenza dei partiti per comprimere l&#8217;invadente monopolio della delega e del voto di scambio. Praticare momenti di autoformazione per poter occupare spazi di agibilità partecipativa nelle scelte di trasformazione urbana e lavorare su una sinergia tra le vecchie e nuove generazioni unite dall&#8217;obiettivo comune di uno sviluppo sostenibile a dimensione umana. In tale ottica le priorità non possono essere le specifiche vertenzialità locali ma la solidificazione di ampie reti territoriali a comunicazione orizzontale, capaci di strutturarsi, di attivare altri cittadini nell&#8217;interesse verso la cosa pubblica e verso il protagonismo civico.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quando la crisi di un paese arriva a livelli non più governabili, da alcune &#8220;cabine di regia&#8221; occulte si auspicano venti di sommossa scomposta e violenta per poi motivare repressione e restaurazione. La vera speranza di un&#8217;alternativa a scenari così bui sono gli stessi cittadini, giovani e meno giovani, di comitati di quartiere e centri sociali che comincino ad abbattere le tante barriere di separazione e frammentazione, create spesso ad arte, e ad organizzarsi in rete aperta, tenendo fuori fini di lucro e interessi di bottega, con l&#8217;obiettivo di difendere la città da palazzinari, multinazionali, finanziarie senza scrupoli e politici corrotti.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Roma 18 marzo 2008</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciardullidomenico.it/terzo-settore-coop-2252-2/">Aggregazioni della società civile nell&#8217;era del populismo digitale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ciardullidomenico.it">Portale dei Diritti e del Lavoro Sociale</a>.</p>
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		<title>Educatori italiani discriminati, una bozza per la Commissione UE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 May 2018 13:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In attesa di raccogliere un buon numero di firme su questo documento (che invitiamo a sottoscrivere)  da sottoporre al nuovo governo, pubblichiamo di seguito una bozza <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/bozza-commissioneue-2238-2/" title="Educatori italiani discriminati, una bozza per la Commissione UE">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In attesa di raccogliere un buon numero di firme su questo <a href="http://www.ciardullidomenico.it/educatori-dimaio-salvini-2209-2/" target="_blank">documento (che invitiamo a sottoscrivere)</a>  da sottoporre al nuovo governo, pubblichiamo di seguito una bozza di documento che si potrebbe inviare alla Commissione Europea da tradurre in più lingue:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b><span style="font-family: Arial; font-size: large;">IN ITALIA, MOLTI EDUCATORI PROFESSIONALI SONO DISCRIMINATI NEL LAVORO E NEI CONCORSI.<br />
LA FACOLTA &#8216;DI MEDICINA DETIENE UN INGIUSTO MONOPOLIO SULL&#8217;ABILITAZIONE PROFESSIONALE.<br />
APPELLO ALLE ISTITUZIONI EUROPEE </span></b></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><span style="font-family: Arial; font-size: large;">Gentili Membri della Commissione Europea,</span></em></strong><br />
<em><span style="font-family: Arial; font-size: large;">siamo educatori sociali laureati e laureandi del corso di laurea denominato scienze dell&#8217;educazione e formazione. </span></em><br />
<em><span style="font-family: Arial; font-size: large;">Il corso è presente in tutti gli atenei di scienze umane su tutto il territorio d&#8217;Italia. </span></em><br />
<em><span style="font-family: Arial; font-size: large;">Dopo la chiusura dei corsi regionali per educatori avvenuta durante la metà degli anni &#8217;90, i suddetti atenei sono stati i primi ad attivare il corso di laurea in Educatore Professionale dal 1995 al 2006; nel corso degli studi abbiamo sostenuto tanti esami di pedagogia, medicina, psicologia, sociologia e filosofia e abbiamo svolto tirocini nei settori sanitari e sociali, sia pubblici che privati.<br />
A partire dal 2005, mentre una parte dei nostri atenei con le facoltà di ex-magistero, prima dello stesso anno e fino a qualche anno dopo, continuavano a garantirci lo sbocco come educatori professionali nel sanitario e nel sociale, nasceva in quell&#8217;anno ai nostri danni e a nostra insaputa un corso di laurea presso le facoltà di medicina che formava il cosiddetto educatore &#8220;sanitario&#8221; interpretando e applicando male la norma di riferimento sancita con il DM 520/98.<br />
Nel frattempo le lauree triennali hanno preso in questo campo professionale di applicazione il posto delle quadriennali. In altri atenei venivano attivati i cosiddetti corsi interfacoltà che erano invece il giusto orientamento in applicazione del DM 520/98 che garantiva un&#8217;adeguata formazione in collegamento tra gli atenei e dotati della cosiddetta abilitazione sanitaria.<br />
Questa situazione frammentata e disomogenea ha generato nel tempo un problema di doppia formazione che ad oggi vede la discriminazione di noi educatori sociali nel mondo del lavoro, soprattutto nel settore sanitario, a favore degli educatori provenienti dalle facoltà di medicina.<br />
Noi educatori di scienze umane siamo in Italia molte decine di migliaia di unità perché, nel frattempo, le Facoltà di Scienze della Formazione/Educazione delle Università italiane, a seguito di una riforma, hanno continuato ad attirare ancora migliaia di studenti nei corsi di laurea triennali denominando addirittura alcuni corsi &#8220;Educatori Professionali&#8221; e creando indirizzi &#8220;socio-sanitari&#8221; che ora si ritrovano con titoli formali identici anche nella dizione a quella degli educatori formati nei corsi di Medicina, ma con nessun valore.<br />
Quello che da tempo chiediamo ai nostri politici, che molto spesso ci ignorano è una formazione univoca dell&#8217;educatore, formazione che preveda un iter nè troppo medicalizzato nè tanto meno ignaro delle nozioni medico scientifiche necessarie, per operare nelle strutture sanitarie. Infatti, per rispondere magari ad un necessario bisogno formativo ed assistenziale sarebbe stato sufficiente migliorare i nostri corsi di laurea esistenti,dotandoli della cosiddetta &#8220;abilitazione sanitaria&#8221; anzichè creare le ambiguità che hanno portato a tale annosa controversa e conflittuale situazione che non ci permette neppure di utilizzare l&#8217;aggettivo professionale e ci mette, in Italia, sullo stesso piano dei diplomati delle scuole medie superiori quando non addirittura degli studenti in tirocinio delle stesse scuole superiori. </span></em><br />
<em><span style="font-family: Arial; font-size: large;">Ci rammarica molto il fatto che tutto sia stato sapientemente taciuto e che tantissimi giovani e meno giovani che avrebbero voluto riqualificarsi, abbiano intrapreso un corso di studi che, alla fine del percorso, non fornisce gli sbocchi professionali promessi.<br />
Questa discriminazione ai danni di noi educatori sociali esclusi dal settore sanitario sta portando ad una diminuzione degli iscritti ai corsi di laurea di scienze umane poichè ormai l&#8217; esclusione avviene per noi anche nei settori sociali, così l&#8217;educatore in Italia con il tempo diverrà un operatore sanitario.<br />
Le leggi a nostra tutela come, la 328/2000, esistono ma sono inattuate.<br />
Una recente sentenza dello Stato Italiano ha cominciato a ridare dignità ma non basta.<br />
Come potete intuire, gentili Commissari, ad essere danneggiati oltre noi, sono i nostri utenti che necessitano, oltre che di cure mediche, di amore, di empatia e di umanità e verso tali qualità umane i nostri percorsi di studi dedicano particolare attenzione.<br />
Non sappiamo se nell&#8217;U.E. esistano realtà simili a quella italiana. </span></em><br />
<em><span style="font-family: Arial; font-size: large;">Attendiamo fiduciosi un vostro riscontro e di poterci mettere in contatto per rappresentare la problematica che interessa le molte decine di migliaia di educatori professionali .<br />
Cordiali saluti.<br />
Educatori Professionali </span><span style="font-family: Arial; font-size: large;">Italia</span></em></p>
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		<title>Educatori e legge Lorenzin, impugnare al TAR il decreto attuativo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Mar 2018 17:35:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[decreto attuativo]]></category>
		<category><![CDATA[educatori professionali]]></category>
		<category><![CDATA[impugnazione]]></category>
		<category><![CDATA[Iori]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzin]]></category>
		<category><![CDATA[ricorso collettivo]]></category>
		<category><![CDATA[tar educatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sui social circola una proposta che viene rivolta a tutti gli Educatori di Scienze dell&#8217;Educazione e della Formazione i quali rischiano di essere fatti fuori <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/educatori-legge-lorenzin-decreto-attuativo-al-tar-del-lazio/" title="Educatori e legge Lorenzin, impugnare al TAR il decreto attuativo">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sui social circola una proposta che viene rivolta a tutti gli Educatori di Scienze dell&#8217;Educazione e della Formazione i quali rischiano di essere fatti fuori dai servizi socio sanitari e di non essere inclusi negli albi delle professioni sanitarie così come riordinate dalla nuova legge cosiddetta Lorenzin approvata a fine legislatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fine di estendere alla conoscenza di tutte le educatrici ed educatori professionali la proposta di ricorso al TAR del Lazio, trascriviamo di seguito quanto è stato scritto da Anna Ciriello sul gruppo facebook   <a href="https://www.facebook.com/groups/191986411364975/" target="_blank">&#8220;EDUCATORI LAUREATI IN SCIENZE DELL&#8217;EDUCAZIONE..UNIAMOCI TUTTI !&#8221;</a> .</p>
<p style="text-align: justify;">Chi volesse manifestare interesse o aderire al ricorso può farlo sul gruppo facebook suddetto oppure può scrivere come commento a questo articolo un recapito mail che i fautori della proposta, volendo, potranno raccogliere per lo scambio di informazioni:</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco la proposta:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8220;Come tutti ben sapete, Il DDL Lorenzin a dicembre è diventato legge. </em></strong><br />
<strong><em>Questo provvedimento riconosce molte figure professionali nell’ambito sanitario che prima non erano riconosciute istituendo anche i relativi ordini. </em></strong><br />
<strong><em>Tra queste c’è anche l’educatore che lavora nelle strutture sanitarie. </em></strong><br />
<strong><em>La legge è molto inclusiva poiché non parla di educatore espressamente sanitario, né recepisce quel paventato doppio canale formativo del sanitario e pedagogico, ma di educatore prevedendo anche le equipollenze dei titoli. </em></strong><br />
<strong><em>Ieri sono usciti i decreti attuativi degli ordini professionali la cui competenza è demandata alle Regioni. </em></strong><br />
<strong><em>Sappiamo tutti bene come un decreto così aperto e “sfumato” possa essere mal interpretato o manipolato dalle singole regioni. Impugnare una eventuale esclusione porterebbe ad un risultato individuale, più articolato e difficile e con un decreto ormai operativo. </em></strong><br />
<strong><em>E’ estremamente importante invece impugnare, e bisogna farlo adesso, il decreto motivandolo con la mancata espressa individuazione certa dei criteri di equipollenza che non darebbero luogo ad abusi o difformità tra regione e regione. </em></strong><br />
<strong><em>Impugnare il decreto comporta, intanto la sospensione dell’efficacia dello stesso in attesa di definizione e poi, l’obbligo per il ministro di riscrivere in maniera meno sfumata e più chiara i criteri di inclusione. </em></strong><br />
<strong><em>Naturalmente, la cosa si rende molto semplice e sostenibile se c’è un gruppo di persone a fare questo per dividere anche i costi che sarebbero onerosi per un ricorso individuale. I tempi sono stretti ed il ricorso al TAR Lazio è la cosa più efficace e risolutiva che si possa fare. </em></strong><br />
<strong><em>Lo dimostrano i ricorsi vinti da altre figure come i fisioterapisti esclusi. </em></strong><br />
<em><strong>Dopo potrebbero sorgere problemi per ognuno di noi che sarebbero ben più difficili da affrontare. C’è già tutto l’appoggio documentale a disposizione per dimostrare le nostre ragioni e il nostro interesse ad agire. Chi vuole aderire può farlo sotto questo post. Una volta definiti o partecipanti creeremo un gruppo specific</strong>o&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Denunciato dall&#8217;Ordine degli Psicologi, noto pedagogista ridotto in miseria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 18:57:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Educatori]]></category>
		<category><![CDATA[Legge Iori]]></category>
		<category><![CDATA[legge lorenzin]]></category>
		<category><![CDATA[ordine psicologi]]></category>
		<category><![CDATA[pedagogisti]]></category>
		<category><![CDATA[Santi Laganà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo degli educatori e pedagogisti non se la passa tanto bene.  I laureati di scienze dell&#8217;educazione che lavorano da anni nei servizi sanitari sentono <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/santilagana2060-2/" title="Denunciato dall&#8217;Ordine degli Psicologi, noto pedagogista ridotto in miseria">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciardullidomenico.it/santilagana2060-2/">Denunciato dall&#8217;Ordine degli Psicologi, noto pedagogista ridotto in miseria</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ciardullidomenico.it">Portale dei Diritti e del Lavoro Sociale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo degli educatori e pedagogisti non se la passa tanto bene.  I laureati di scienze dell&#8217;educazione che lavorano da anni nei servizi sanitari sentono a rischio la propria posizione lavorativa dopo l&#8217;approvazione della legge Lorenzin su riordino delle professioni sanitarie.</p>
<p>Inoltre, di recente decine di laureati, inizialmente ammessi con riserva, sono stati esclusi da un concorso Asl indetto in Toscana ed alcuni di essi, individualmente, hanno deciso di affrontare la spesa di diverse migliaia di euro di avvocato per fare ricorso legale contro l&#8217;esclusione.</p>
<p>In generale, migliaia di educatori professionali e pedagogisti, provenienti dalle facoltà umanistiche, si trovano in una situazione caotica e complessa perché si sentono presi in giro e abbandonati dalle proprie università e dalle associazioni di categoria. Queste ultime invece di puntare sul profilo unico hanno avallato i disegni di chi voleva frantumare il profilo professionale in &#8220;paramedici&#8221;, &#8220;babysitting degli asili&#8221; e figure spurie &#8220;nè carne nè pesce&#8221;.</p>
<p>Non se la passano meglio alcuni  autorevoli pedagogisti specializzati i quali, dopo i loro lunghi studi universitari, avevano scelto la libera professione.</p>
<p>Uno degli esempi più eclatanti è il dr. Santi Laganà, classe 1952 abbastanza conosciuto tra educatori e pedagogisti.</p>
<p>Da molti anni svolge la libera professione ed ha un suo studio professionale  di <em>Pedagogista Counselor Didatta Supervisore</em>. Inoltre ha ricoperto il ruolo di <img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-2061" src="http://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2018/03/santilagana-294x300.jpg" alt="santilagana" width="294" height="300" /><em>Responsabile scientifico didatta di una Scuola di specializzazione riconosciuta dal Ministero dell&#8217;Istruzione.</em><br />
Il prof. Laganà, nel febbraio del 2000 fu denunciato penalmente dall&#8217;Ordine degli psicologi della regione Sicilia per abuso della professione di psicologo ed ha dovuto affrontare i conseguenti processi di primo e secondo grado.<br />
Ma nei due gradi di giudizio penale è stato pienamente <strong>assolto perché il fatto non sussiste.</strong><br />
Paradossalmente, nel procedimento in sede civile di primo grado promosso dal prof. Laganà,  al fine di essere risarcito dall&#8217;Ordine degli psicologi per i gravi danni subiti nell&#8217;attività lavorativa, ha invece perso e si trova adesso alle prese con il procedimento in Corte d&#8217;appello civile.<br />
Alle soglie della pensione il dr. Santi Laganà, nonostante l&#8217;assoluzione penale, per il momento è stato costretto a sborsare circa 14mila euro per le spese del primo grado del procedimento civile.<br />
Riteniamo giusto, attraverso questo sito di informazione, accogliere e diffondere questo suo sfogo espresso sulla sua pagina fb:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I PAGAMENTI, LA RABBIA, LA GIUSTIZIA???, LA SALUTE, LA PENSIONE???, L’ESSER MANTENUTI, L’ITALIA, LUCIO ANNEO SENECA E LA VERGOGNA</strong></p>
<p><strong>Ieri, ho finito di pagare quanto stabilito dalla sentenza civile di I grado che mi vede condannato a pagare chi aveva perso in tutti i gradi di giudizio in sede penale. Fare l&#8217;ultimo bonifico per €. 13.900,00 mi ha suscitato un moto di rabbia. </strong><br />
<strong>Come è possibile, come può essere “giustizia” volutamente tra virgolette, se chi ha perso in sede penale ha raggiunto tutti gli obiettivi e per giunta è stato pure ri-pagato?</strong><br />
<strong>Dopo essere stato, denunciato, indagato, rinviato a giudizio e processato in I e II grado per abuso della professione di psicologo, sono stato assolto perché il fatto non sussiste ma, perché un ma c’è, la scuola di specializzazione post laurea che dirigevo ebbe un fortissimo calo d’iscrizioni e le persone che avevano deciso di rivolgersi a me come professionista sparirono.</strong><br />
<strong>Malgrado l&#8217;assoluzione piena e definitiva rimanevo un &#8220;abusivo&#8221;.</strong><br />
<strong>Ed ora, con uno stato di salute precario, la pensione che arriverà tra due anni e con i miei risparmi dilapidati per pagare chi ha perso, sono nei fatti un mantenuto.</strong><br />
<strong>Posso essere almeno un po’ incazzato con chi permette questa “giustizia” sempre tra virgolette, senza che provi un moto di vergogna!</strong></p>
<p><em>“Quod non vetat lex, hoc vetat fieri pudor.”</em><br />
<em>“La vergogna proibisce ciò che la legge non proibisce.”</em><br />
Lucio Anneo Seneca</p>
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		<title>Ottavia, muore un ragazzo travolto sulle strisce. Videotestimonianza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2018 11:50:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[incidente ottavia]]></category>
		<category><![CDATA[matteo ottavia.]]></category>
		<category><![CDATA[muore sulle strisce]]></category>
		<category><![CDATA[ottavia muore ragazzo]]></category>
		<category><![CDATA[semaforo stazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Matteo aveva circa 15 anni e un suo coetaneo ci racconta che &#8220;il prossimo anno si sarebbe iscritto alle scuole superiori, che abitava con i <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/ottavia-muore-un-ragazzo-sulle-strisce-le-testimonianze/" title="Ottavia, muore un ragazzo travolto sulle strisce. Videotestimonianza">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciardullidomenico.it/ottavia-muore-un-ragazzo-sulle-strisce-le-testimonianze/">Ottavia, muore un ragazzo travolto sulle strisce. Videotestimonianza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ciardullidomenico.it">Portale dei Diritti e del Lavoro Sociale</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Matteo aveva circa 15 anni e un suo coetaneo ci racconta che &#8220;<em>il prossimo anno si sarebbe iscritto alle scuole superiori, che abitava con i genitori e due sorelle dietro la farmacia di via Trionfale, in una traversa di via Bottari, che era un assiduo frequentatore dei Grest parrocchiali della Chiesa di San Bartolomeo a Monte Arsiccio e spesso incontrava gli amici al campetto di calcio di via  delle Canossiane. Aveva una passione per il suo bellissimo cane, forse un labrador, che spesso portava a spasso assieme alla madre in giro per il quartiere&#8230;&#8221;</em></p>
<p>E veniamo a quanto abbiamo appreso andando stamattina sul posto: Ieri sera, poco dopo le 20, stava per attraversare le strisce pedonali della stazione di Ottavia su via Trionfale mentre la sorella lo aspettava dall&#8217;altra parte della strada vicino la farmacia.</p>
<p>La mancanza di un semaforo, la scarsa illuminazione, la mancanza di segnaletica adeguata ha fatto accadere il peggio: Matteo è stato sbalzato per oltre 10 metri sulla corsia opposta, è rimasto per terra, non sappiamo esattamente per quanto tempo, ed è deceduto in ospedale.</p>
<p>Abbiamo raccolto di seguito la testimonianza in video di Liliana che è sopraggiunta dopo l&#8217;impatto e che riporta quanto ha visto e sentito da persone presenti, tra i quali la signora che ha chiamato l&#8217;ambulanza.</p>
<p>Pubblichiamo questa testimonianza ad ogni buon fine di giustizia perché, proprio in quello stesso punto, una pediatra di zona è stata vittima, mesi fa, di un altro grave incidente  dal quale per fortuna si è ripresa dopo una lunga convalescenza. E numerosi genitori hanno segnalato l&#8217;evidente pericolosità per i ragazzi che vanno  a scuola degli attraversamenti pedonali nelle adiacenze della stazione ferroviaria.</p>
<p><strong>Lo testimonia questa richiesta di Francesca Giammarco del 13 ottobre scorso <a href="https://www.pumsroma.it/partecipa/proposte-cittadini/richiesta-di-semaforo-pedonale-o-dossi-artificiali/" target="_blank">pubblicata sul PUMS del Comune di Roma </a></strong></p>
<p>Notiamo che il cartello di limite di velocità proprio nel punto in cui è caduto Matteo è 50 km orari. Non dovrebbe essere 30 km orari? Notiamo anche che le strisce pedonali sono un po&#8217; scolorite e che il cartello stradale che segnala l&#8217;attraversamento pedonale non è illuminato come, a nostro avviso, dovrebbe essere.</p>
<p>Ecco il video testimonianza. Subito dopo è sopraggiunto<strong> l&#8217;operatore del <a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-5c4b55ab-ed8f-47b8-a641-ecdda0eede04.html" target="_blank">Tg3 Lazio.</a></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" width="678" height="509" src="https://www.youtube.com/embed/rMJlh_7NJ5E?feature=oembed" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Ecco il welfare dei prossimi anni&#8221; la ricerca del Censis</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2017 19:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[Carbonari]]></category>
		<category><![CDATA[censis]]></category>
		<category><![CDATA[Codacons]]></category>
		<category><![CDATA[De Rita]]></category>
		<category><![CDATA[Forum ANIA- Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Maietta]]></category>
		<category><![CDATA[polizze vita]]></category>
		<category><![CDATA[Welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un aula gremita, hanno preso parte tra i relatori i rappresentanti del Forum ANIA-Consumatori, Giacomo Carbonari e Luigi di Falco, il presidente Codacons Gianluca <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/welfare-dei-prossimi-anni-ricerca-censis/" title="&#8220;Ecco il welfare dei prossimi anni&#8221; la ricerca del Censis">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciardullidomenico.it/welfare-dei-prossimi-anni-ricerca-censis/">&#8220;Ecco il welfare dei prossimi anni&#8221; la ricerca del Censis</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ciardullidomenico.it">Portale dei Diritti e del Lavoro Sociale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un aula gremita, hanno preso parte tra i relatori i rappresentanti del Forum ANIA-Consumatori, Giacomo Carbonari e Luigi di Falco, il presidente Codacons Gianluca Di  Ascenzo, e per il Censis Francesco Maietta e lo stesso Presidente De Rita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paese sta uscendo dalla crisi che lo ha attanagliato da circa 10 anni ma non tutto tornerà come prima dal punto di vista del welfare. Una vera rivoluzione  del sistema di previdenza, dell&#8217;assistenza sociale e sanitaria coinvolgerà le famiglie italiane ma, prima di una risistemazione giuridica che tuteli effettivamente i diritti, passeranno come minimo altri 10 anni. Lo ha detto il Presidente del Censis Giuseppe De Rita nel suo intervento.</p>
<p style="text-align: justify;">De Rita ha ricordato come nel 1967 era stato proprio il Censis a chiedere, attirandosi molte critiche, l&#8217;unità del sistema di previdenza che superasse quella proliferazione caotica di soggetti e mutue corporative del dopoguerra. Infatti è arrivato il Sistema Sanitario Nazionale come pilastro unico e pubblico del welfare.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi si va in una direzione inversa attraverso la moltiplicazione di soggetti privati che, assieme agli enti pubblici, concorrono all&#8217;offerta di previdenza e assistenza sociale e sanitaria. Secondo De Rita tra gli aspetti positivi di questo cambiamento vi sarebbe la diversificazione delle risposte ai bisogni che potrebbe diventare più adeguata del passato proprio perché una pluralità di soggetti offre una gamma più ampia di servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto critico che ha toccato ma, a nostro avviso, non ha approfondito, il presidente De Rita è quello del rapporto pubblico/privato e degli equilibri che questo rapporto assumerà in futuro. Ma il presidente Censis si è soffermato sull&#8217;enorme quantità di cash detenuto tra carte prepagate, contanti &#8220;sotto il materasso&#8221; la cui destinazione finale rappresenta un preoccupante interrogativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-1896" src="http://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2017/11/welfare.jpg" alt="welfare" width="500" height="575" srcset="https://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2017/11/welfare.jpg 500w, https://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2017/11/welfare-261x300.jpg 261w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" />A nostro avviso la maggiore preoccupazione riguarda quali impianti di controllo saranno strutturati sulla qualità e quantità delle prestazioni, sul rispetto della legalità normativa e fiscale. Che caratteristiche assumeranno questi pilastri  privati di un sistema unico dopo i flussi enormi risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma cosa tutelerà i cittadini dal possibile aumento di degenerazioni clientelari, speculazioni e persino infiltrazioni criminali che sono avvenute storicamente nelle maglie del Terzo settore e nella Sanità privata?</p>
<p style="text-align: justify;">Carbonari ha aperto l&#8217;incontro illustrando alcuni numeri e dati della ricerca: L&#8217;Italia è uno dei paesi più anziani del mondo. Non esisterebbe più un solo soggetto in grado di coprire i bisogni di un intero paese. Ormai il welfare del futuro vedrà un mix di soggetti pubblici, privati no profit e for profit, che si coordineranno tra loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Come arrivare ad un tale sistema che possa essere sostenibile per i cittadini?</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Carbonari dovrebbero essere considerati 3 elementi risolutivi:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Intelligibilità del sistema. Conoscenza ampia e diffusa di tutte le prestazioni che il sistema eroga. Cercare di eliminare ogni vuoto informativo che limita l&#8217;accesso ai servizi;</li>
<li>Rendere efficiente la spesa delle famiglie italiane che nel momento della difficoltà, colpita dalla malattia o perdita di un componente, deve mettere mano alle proprie risorse. Eventi che generano disuguaglianze in base al reddito;</li>
<li>Occuparsi dell&#8217;invecchiamento e della non autosufficienza. Le risposte delle istituzioni a queste problematiche socio-sanitarie sono attualmente buone per quanto riguarda la fase di acuzie ma scadono nel momento della continuità terapeutica. Si ricorre pertanto a palliativi come le badanti o si incrementa il lavoro di cura a carico delle donne costrette  ad assentarsi dal lavoro per assistere dei congiunti.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Ha preso la parola Francesco Maietta e illustrato la fotografia che emerge da una ricerca nella quale ci si è attenuti alle seguenti scelte di metodo:</p>
<p style="text-align: justify;">Leggere i bisogni ascoltando il punto di vista delle famiglie e non un punto di vista calato dall&#8217;alto, tenere conto della qualità delle prestazioni ma anche della sostenibilità finanziaria, incastonare  i dati rilevati nella situazione sociale del paese, ascoltare i protagonisti del welfare nei luoghi e nei territori. In ultimo, tenendo conto che la ripresa economica si sta radicando, misurarsi con il volto attuale che tale ripresa ha. La forma della ripresa non ha lo stesso aspetto di prima della crisi. In questi dieci anni di crisi qualcosa è cambiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa è cambiato? Cosa preoccupa di più le famiglie oggi? Insicurezza e incertezza diffuse dovute a:</p>
<p style="text-align: justify;">Al primo posto c&#8217;è la malattia e la salute. Seguono la preoccupazione per la perdita del lavoro, la preoccupazione per la casa e gli eventi avversi, la non autosufficienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Un senso di insicurezza penetrata nella società che vede una riduzione dell&#8217;offerta di welfare pubblico tanto è vero che la spesa sanitaria pubblica si è ridotta del 4%. Persistono e in alcuni casi peggiorano le difficoltà di accesso ai servizi, l&#8217;allungamento delle liste di attesa per le prestazioni sanitarie, la riduzione dei flussi di finanziamento pubblico verso servizi e soggetti del terzo settore.</p>
<p style="text-align: justify;">I cittadini intervistati sul loro punto di vista e atteggiamento riguardo l&#8217;assistenza socio-sanitaria hanno risposto per il 52% che si rivolgono alle strutture pubbliche per le prestazioni essenziali mentre pagano il privato per il resto. il 28% degli intervistati ha detto di fare affidamento solo sulle proprie risorse economiche per le prestazioni. Solo il 19% è convinto che il welfare pubblico offre ciò che serve ai cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">212 miliardi si stima sia il contante cash cautelativo delle famiglie per fronteggiare le emergenze (De Rita ha parlato di un risparmio degli italiani che equivale a tutto il Pil dell&#8217;Ungheria o della Finlandia).</p>
<p style="text-align: justify;">Si calcola una cifra di 33 miliardi per la spesa sanitaria privata da parte delle famiglie italiane. Un cittadino su tre acquista prestazioni di welfare in nero. L&#8217;offerta pubblica arretra e fatica. Gli indicatori di accesso stanno peggiorando e contemporaneamente cresce l&#8217;esposizione finanziaria diretta delle famiglie.</p>
<p>La speranza di raggiungere una maggiore compatibilità tra coesione sociale e sostenibilità finanziaria, secondo i rappresentanti di ANIA, si può realizzare incrementando le forme di previdenza integrativa e di assicurazione che già funzionano, applicando una fiscalità più giusta a tali forme di welfare da parte delle istituzioni statali.</p>
<p><strong>Di seguito: <a href="http://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2017/11/Sintesi_ania.pdf" target="_blank">la sintesi della ricerca ANIA Censis in formato pdf</a></strong></p>
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		<title>Rottamazione cartelle, la beffa delle spese di giudizio..</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Domenico Ciardulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2017 08:24:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diritti dei cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[rottamazione cartelle]]></category>
		<category><![CDATA[rottamazione ruoli]]></category>
		<category><![CDATA[scadenza 21 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza cassazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il contribuente che rinuncia al ricorso per aver aderito alla rottamazione dei ruoli può essere condannato alle spese di giudizio: lo ha stabilito la Corte <a class="mh-excerpt-more" href="https://www.ciardullidomenico.it/rottamazione-cartelle-la-beffa-delle-spese-giudizio/" title="Rottamazione cartelle, la beffa delle spese di giudizio..">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciardullidomenico.it/rottamazione-cartelle-la-beffa-delle-spese-giudizio/">Rottamazione cartelle, la beffa delle spese di giudizio..</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ciardullidomenico.it">Portale dei Diritti e del Lavoro Sociale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il contribuente che rinuncia al ricorso per aver aderito alla rottamazione dei ruoli può essere condannato alle spese di giudizio: lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la <a href="http://www.ciardullidomenico.it/wp/wp-content/uploads/2017/04/ordinanza_8377_ok.pdf" target="_blank">sentenza n. 8377 depositata il 31 marzo 2017</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Scendendo nel particolare, il procedimento riguardava una contribuente che aveva impugnato un avviso di accertamento con il quale l&#8217;Agenzia contestava la mancata contabilizzazione di alcuni ricavi dell´impresa gestita. Entrambe le sentenze di primo e secondo grado confermavano la fondatezza della pretesa, così la contribuente ricorreva in alla corte suprema della Cassazione presentando una richiesta di adesione alla definizione agevolata (rottamazione dei ruoli) depositando un atto di rinuncia al ricorso con la conseguente estinzione del giudizio.</p>
<p style="text-align: justify;">La Suprema Corte, tuttavia, ha condannato la contribuente alle spese di lite, tenendo conto della sua soccombenza virtuale. Infatti, se non ci fosse stata la rottamazione delle cartelle, la Cassazione avrebbe respinto il ricorso della contribuente condannandola al pagamento delle spese.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione fa certamente riflettere, poiché introduce un pesante fardello secondo cui pur con l&#8217;adesione alla rottamazione e il pagamento agevolato, il ricorso proposto va comunque portato a termine per decidere sulla soccombenza &#8220;virtuale&#8221; ai fini delle spese. Alle spese di giudizio si aggiungeranno probabilmente il pagamento all&#8217;agenzia delle entrate dell&#8217;onere di registrazione della sentenza alla parte soccombente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ciardullidomenico.it/rottamazione-cartelle-la-beffa-delle-spese-giudizio/">Rottamazione cartelle, la beffa delle spese di giudizio..</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.ciardullidomenico.it">Portale dei Diritti e del Lavoro Sociale</a>.</p>
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