Omertà in caserma, la morte di Emanuele 17 anni fa

emanuelescieriLa notte tra il 13 e 14 agosto del 1999 un giovane di 26 anni moriva in circostanze mai chiarite all’interno della caserma “Gamerra” di Pisa.

Il suo corpo fu ritrovato 3 giorni dopo ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute.

Salutiamo l’apertura di una nuova commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri.

Pubblichiamo di seguito l’articolo scritto il 15 novembre 2007 e ripreso da varie testate tra le quali anche  Osservatorio sulla Legalità

Emanuele, 26 anni, ucciso da nessuno in una caserma

Isabella Guarino e Corrado Scieri lo raccontano in un libro. “Nostro figlio Emanuele Scieri, partito da Siracusa il 21 luglio 1999 per fare il servizio militare nei parà della Folgore nella caserma “Gamerra” di Pisa, è tornato a casa un mese dopo chiuso in una bara. Non è morto per una fatalità o per una disgrazia: è stato ammazzato. Tra i compagni nessuno ha parlato.”

Il corpo senza vita di Emanuele è stato trovato il 16 agosto 1999, a quasi tre giorni dalla sua scomparsa, all’interno della caserma della Folgore a Pisa davanti ad una scala-torre, da dove sarebbe caduto dopo un volo di oltre dieci metri. Le scarpe erano slacciate e le ferite riportate non tutte attribuibili alla caduta.

Su questa vicenda pesa fortemente il sospetto di un ennesimo atto di nonnismo. Del resto i reparti di parà della Folgore sono avezzi a questo genere di “prove di coraggio” e di “scherzi”, molti dei quali sono ampiamente spiegati dal generale Celentano, comandante della brigata Folgore, il quale ha redatto una sorta di “manuale del nonno” intitolato “Zibaldone”.

120 pagine di incitamento alla violenza ed al razzismo antimeridionale. Uno degli scherzi tipici tra i parà, si legge, è quello della bicicletta. In cosa consiste? Alcool spruzzato nei piedi della recluta ed incendiato.

Emanuele era una recluta, nonostante i suoi 26 anni d’età. I fatti ci dicono che è morto in un’area vicino all’essicatoio dei paracadute e che è restato lì per quasi tre giorni. Ora, anche volendo ammettere che la morte non sia stata provocata da terzi, come è possibile che in un luogo militare nessuno si accorga di un cadavere per tre giorni ? Oltre tutto essendo ben noto che il militare Scieri non aveva risposto al contrappello di venerdì 13 agosto?

Le spiegazioni possibili sono solo due. Una è che i fatti dichiarati non corrispondano al vero, l’altra è che i fatti siano veri e che la caserma della Folgore è un luogo del tutto privo di qualsiasi controllo. Nel primo caso si sarebbe di fronte ad un corpo di parà che hanno sottoposto la recluta ad una “prova di coraggio” e poi l’hanno lasciata morire. Nel secondo caso si sarebbe di fronte ad un corpo d’élite incapace di esercitare le più elementari funzioni professionali di controllo del proprio territorio e quindi del tutto inaffidabili per il compito istituzionale di difesa di tutti noi in situazioni ben più difficili.

Il caso Scieri è solo il più grave di una lunga, infinita, serie di atti di nonnismo che hanno visto protagonisti i parà della Folgore. Tra gli ultimi? Un militare picchiato e costretto a bere un bicchiere di urina e un altro ricoverato in ospedale per un calcio ai testicoli. Se questo è un “corpo scelto” c’è da chiedersi: da chi?

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Blogger autodidatta, Educatore Professionale con Laurea Magistrale in Management del Servizio Sociale a Indirizzo Formativo Europeo; Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Profilo corrente: Ata nella Scuola Pubblica. Inserito nelle Graduatorie d'Istituto 3a fascia per l'insegnamento di "Filosofia e Scienze Umane"

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